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	<title>Laici Missionari Comboniani</title>
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	<description>Coordinamento LMC Italia</description>
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		<title>Incontro 15 dicembre 2019</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 07:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 15 dicembre ci siamo ritrovati come gruppo LMC di Bologna presso il convento dell’Osservanza per passare una giornata insieme all’interno del cammino di riflessione e discernimento che abbiamo scelto come impegno di fondo per quest’anno. Presenti: p. Giovanni, Benedetta, Micaela, Antonio, Stefano, Giuliana, Eileen, Chiara. Desideravamo una giornata in cui a condurci fosse p. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 15 dicembre ci siamo ritrovati come gruppo LMC di Bologna presso il convento dell’Osservanza per passare una giornata insieme all’interno del cammino di riflessione e discernimento che abbiamo scelto come impegno di fondo per quest’anno.<br />
Presenti: p. Giovanni, Benedetta, Micaela, Antonio, Stefano, Giuliana, Eileen, Chiara.<br />
Desideravamo una giornata in cui a condurci fosse p. Giovanni e così è stato.<br />
Siamo partiti col chiederci: <em>Che cosa sta succedendo al nostro gruppo? Perché ai nostri momenti di incontro mensile la partecipazione è sempre più scarsa? Perché c’è tanta stanchezza, confusione, indecisione, mancanza di nuove idee? Cosa stiamo attraversando?</em><br />
Abbiamo iniziato con un momento di preghiera, in sintonia con il tempo di Avvento che stiamo vivendo.<br />
L’Avvento ci porta da una parte a ricercare e farci domande (“<em>Come è possibile?</em>” è la domanda di Maria all’annuncio dell’Angelo), ma dall’altra parte ci chiede di metterci in atteggiamento di ascolto, per essere attenti a ciò che sta accadendo.<span id="more-3459"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Dal Salmo 85</strong></p>
<p>Signore, sei stato buono con la tua terra,<br />
hai ricondotto i deportati di Giacobbe.<br />
Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo,<br />
hai cancellato tutti i suoi peccati.</p>
<p>Non tornerai tu forse a darci vita,<br />
perché in te gioisca il tuo popolo?<br />
Mostraci, Signore, la tua misericordia<br />
e donaci la tua salvezza.</p>
<p>Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:<br />
egli annunzia la pace<br />
per il suo popolo, per i suoi fedeli,<br />
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.<br />
La sua salvezza è vicina a chi lo teme<br />
e la sua gloria abiterà la nostra terra.</p>
<p>Misericordia e verità s’incontreranno,<br />
giustizia e pace si baceranno.<br />
La verità germoglierà dalla terra<br />
e la giustizia si affaccerà dal cielo.</p>
<p>Quando il Signore elargirà il suo bene,<br />
la nostra terra darà il suo frutto.<br />
Davanti a lui camminerà la giustizia<br />
e sulla via dei suoi passi la salvezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Risonanze</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Vieni, Signore</strong> (David Maria Turoldo)</p>
<p>Vieni di notte,<br />
ma nel nostro cuore è sempre notte:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni in silenzio,<br />
noi non sappiamo più cosa dirci:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni in solitudine,<br />
ma ognuno di noi è sempre più solo:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni, figlio della pace,<br />
noi ignoriamo cosa sia la pace:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni a liberarci,<br />
noi siamo sempre più schiavi:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni a consolarci,<br />
noi siamo sempre più tristi:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni a cercarci,<br />
noi siamo sempre più perduti:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni, Tu che ci ami:<br />
nessuno è in comunione col fratello<br />
se prima non è con Te, o Signore.</p>
<p>Noi siamo lontani, smarriti,<br />
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:<br />
vieni, Signore,<br />
vieni sempre, Signore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Preghiere di lode</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Maria, donna che sa gioire e che sa esultare, che si lascia invadere dalla consolazione piena dello Spirito Santo, insegnaci a pregare perché possiamo anche noi scoprire la fonte della gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella casa di Elisabetta, tua cugina, sentendoti accolta e capita nel tuo intimo segreto, prorompesti nell’inno di esultanza del cuore, parlando di Dio, di te in rapporto a Lui, e della inaudita avventura già avviata di essere madre di Cristo e di noi tutti, popolo santo di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegnaci a dare un ritmo di speranza e fremiti di gioia alle nostre preghiere, a volte logorate da amari piagnistei e intrise di mestizia quasi d’obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Vangelo ci parla di te, Maria, e di Elisabetta: ambedue custodivate nel cuore qualcosa, che non osavate o non volevate manifestare a nessuno.<br />
Ciascuna di voi, però, si sentì compresa dall’altra, quel fatidico giorno della visitazione e aveste parole e preghiera di festa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vostro incontro divenne liturgia di ringraziamento e di lode al vostro ineffabile Dio.<br />
Tu, donna della gioia profonda, cantasti il Magnificat, rapita e stupita di quanto il Signore andava operando nell’umile sua serva.</p>
<p style="text-align: justify;">Magnificat è il grido, l’esplosione della gioia, che scoppia dentro ciascuno di noi, quando si sente accolto e compreso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lettura del Vangelo secondo Giovanni</strong> (1,35-39)</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!». I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?». Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la preghiera abbiamo quindi cominciato la nostra riflessione.<br />
Uno sguardo sulla situazione attuale dei gruppi LMC in Italia mette in evidenza il fatto che non solo noi stiamo attraversando un momento critico, ma che un po’ tutti i gruppi lo stanno vivendo, da chi sta sentendo bisogno di un aiuto, chi trova difficoltà nel rinnovarsi, chi non riesce ad andare avanti…<br />
<em>A cosa possiamo far risalire questi problemi, solamente a noi? O ci sono altri cause?</em><br />
La nostra riflessione si è sviluppata su due livelli: un primo sguardo sul mondo esterno, per poi dare voce alle problematiche interne al gruppo.<br />
Oggi infatti non possiamo non domandarci cosa stia succedendo a livello mondiale. Quello che accade fuori è uno specchio di ciò che accade anche dentro di noi e il contesto in cui viviamo non può che avere forti ripercussioni anche sull’interno, su di noi, sulle istituzioni, sulla Chiesa, sul sistema…<br />
La società di oggi sembra malata e intrisa di ODIO… il movimento delle “Sardine” partito da Bologna, sia che lo si apprezzi o meno, ha comunque messo in luce che le persone vogliono dire BASTA ma che non hanno nulla da proporre… semplicemente vogliono dire BASTA!<br />
La nostra vita quotidiana oggi è molto più complessa di quella che si viveva anni fa, oggi abbiamo molti più impegni, più burocrazia, più insicurezza, più intrusioni nella nostra vita privata. E abbiamo sempre meno tempo per noi stessi, meno solidarietà sociale, meno…<br />
È per questo che tutti cerchiamo di semplificare, tagliando gli impegni a lunga durata per sopravvivere, pensando così di avere un miglioramento nella nostra vita, che inevitabilmente però non avvertiamo. Quello che decidiamo di tagliare sono in generale le iniziative più rischiose, le scelte più esigenti o che ci mettono davanti e ci ricordano la fragilità della nostra vita o ancora ciò che più scombussola la nostra routine quotidiana. Ma dopo tutti questi tagli la nostra vita non migliora… ci ritroviamo a volte ancora più soli e scontenti.<br />
La nostra società sta offrendo molte false illusioni, “tappabuchi” per le nostre giornate; un esempio sono i <em>social network</em> che ci permettono di fare senza muoversi di casa, incontrarci virtualmente senza organizzarci. In realtà più siamo connessi, più ci ritroviamo soli.<br />
D’altro canto chi scommette su proposte alternative per lo più non trova adesioni.<br />
Prendendo coscienza di tutto ciò, quello che è necessario fare è “riposizionarsi”… fare scelte contro corrente (alcuni esempi che già qualcuno di noi porta avanti: no TV, no cellulare, no <em>social</em>…) pur sapendo che questo ci metterà il resto del mondo contro.<br />
Smettere di impegnarsi, di credere nelle nostre lotte significa rimanere soffocati, morire un po’ alla volta. Il sistema economico oggi travolge tutto e soprattutto soffoca chi tenta di resistere, soffoca il piccolo che tenta di andare su strade alternative.<br />
Per quanto riguarda la questione ecclesiale, che ci riguarda più da vicino, oggi stiamo vivendo un tempo di grazia, sull’onda delle novità apportate dal nostro papa Francesco. Purtroppo però all’interno della Chiesa questo vento di novità porta divisione e spaccature tra cattolici conservatori e cattolici che sentono l’esigenza di un rinnovamento. Ce ne siamo accorti ancora di più con il Sinodo sull’Amazzonia voluto dal papa. Papa Francesco sta offrendo alternative ad un sistema che, oggi come oggi, non ha più senso di esistere.<br />
La Chiesa di papa Francesco è una Chiesa che dialoga col mondo, che si mette al servizio, che non è al centro del mondo, ma che ruota attorno al mondo.<br />
Lo stesso problema si vive a livello diocesano: anche a Bologna i cambiamenti che il nostro vescovo Zuppi vorrebbe apportare richiederanno tempi lunghissimi, perché trova forti resistenze all’interno della Diocesi stessa (come ad esempio le Unità pastorali).<br />
E noi? Non possiamo certo starcene a guardare da fuori, dobbiamo perciò chiederci come porci all’interno della Chiesa. Dobbiamo trovare strade alternative, essere un gruppo che offra alternative, dove vivere la fede in modo coerente al Vangelo. Per far questo è importante stringere alleanze con i piccoli gruppi che ci camminano a fianco.<br />
Non è solo la Chiesa che sta cambiando, ma anche il mondo missionario. Un tempo il missionario era colui che portava civiltà, fede, conversioni, nuove condizioni di vita. Questa era la missione coloniale, ma qualcuno è ancora impostato così. Oggi la missione non può più offrire questo, non può più essere così! Oggi è missionario chi cammina al fianco dei fratelli e chi vive in Europa è missionario forse ancora più di chi parte!<br />
Anche all’interno dei Comboniani occorre questo cambio di rotta, altrimenti si andrà incontro a grandi frustrazioni se non al fallimento, occorre un rinnovamento o saremo spazzati via… un primo segno di questo è che oggi non abbiamo giovani in formazione in Italia che chiedono di diventare Comboniani.<br />
Il nostro gruppo quindi deve confrontarsi maggiormente con questa realtà complessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Condivisioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le condivisioni che ci hanno fatto capire quanto per ognuno di noi questo gruppo sia importante abbiamo proseguito con la lettura del <strong>Vangelo di Marco</strong> (10,17-22).</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: <em>Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre</em>». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va&#8217;, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell’uomo non ha un nome, è un tale di cui sappiamo solo che è molto ricco. Per tutti è semplicemente il giovane ricco. Nel Vangelo altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, ma hanno un nome; qui la sua identità è associata alla sua ricchezza. Però appare una persona che cerca con sincerità e slancio; e cerca qualcuno, un maestro, perché lo aiuti nella sua ricerca di senso. Ha tutto ma non è contento.<br />
Gesù non gli risponde in modo meccanico, ma gli pone a sua volta un’altra domanda. Apre un varco per entrare nella vita della persona che ha davanti e cerca di indirizzarlo nel cammino.<br />
Prima di presentare la lista dei comandamenti da osservare, Gesù presenta la bontà di Dio, di fronte a questa bontà ben poca cosa sono le nostre azioni, l’osservanza delle leggi.<br />
È una precisazione importante: <strong>solo Dio è buono</strong>. Non lo sono i nostri valori, non lo sono i nostri gesti, non lo siamo noi. Soltanto Dio può rivendicare per sé questa bontà. Solo riconoscendo questa bontà che ci precede riusciamo anche a impegnarci eticamente e con successo: i comandamenti non sono più uno sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il buono è diverso dal fare. È il bene che orienta il fare.</strong> Gesù gli prospetta qualcosa che va oltre il fare. Solo a partire dalla bontà di Dio, si possono affrontare scelte coraggiose!<br />
Notiamo che Gesù non gli ricorda i primi 3 comandamenti (che sono quelli riguardanti il rapporto dell’uomo con Dio), ciò perché per trovare il Dio giusto è necessario compiere un percorso a partire dagli altri comandamenti incentrati sul nostro rapporto con l’altro. Un aspetto interessante riguarda il fatto che i comandamenti elencati non seguono l’ordine usuale: ad esempio, il 4° comandamento, onora il padre e la madre, viene per ultimo. Ciò vuol dire che non dobbiamo fare le cose secondo obbedienza ai genitori, ma scoprire il bene in prima persona. E anche il “non uccidere” posso leggerlo come lasciare vivere l’altro dentro di me, dandogli il giusto spazio e lavorandoci perché le fragilità dell’altro entrino dentro di me. A volte i nostri atteggiamenti comportano un attentato alla vita dell’altro, nel nostro rapporto con l’altro capita di fare confusione. Invece è necessario dare un ordine agli affetti e alle sensibilità, costruendo rapporti sani in modo da dare prevalenza ai valori del cuore. Si tratta di imparare ad amare senza essere consumati, acquistare energia quando facciamo qualcosa per gli altri.<br />
<strong>Versetto 21:</strong> è il punto centrale. La trasformazione di ciò che si ha in bene da condividere e donare all’altro può diventare un tesoro nei cieli, mentre l’attaccamento ai propri beni ostacola la nostra felicità. Si tratta di giocarsi e perdersi a favore degli altri; vuol dire vendere e regalare ciò che teniamo per noi stessi in termini di tempo, energie, interessi per donarlo agli altri. Non si tratta di diventare tutti come san Francesco, ma lasciare qualcosa che si ha e mettere al suo posto i poveri: solo così la vita guadagna in qualità. Dobbiamo sempre chiederci se le cose che facciamo sono perché vogliamo davvero che gli altri entrino nella nostra vita o per altro. Peccato non è diventare ricchi, ma arricchire da soli, per se stessi! E le ricchezze non sono solo i soldi, ma la salute, il tempo, le amicizie, la gioia, la fede, Dio…<br />
<strong>La tristezza del giovane:</strong> il giovane cercava una ricetta che fosse risposta automatica alla sua domanda; ma davanti alla proposta di Gesù, che non è scontata, se ne va triste. Non ci sono due Vangeli: uno per le persone comuni e uno per i religiosi; ce n’è uno uguale per tutti, ognuno nello stato in cui si trova.<br />
<strong>In conclusione,</strong> la vita cristiana è un’esaltazione dell’umanità, umanità che diventa divina attraverso Dio che diventa umano, di carne. L’uomo può gustare la vita eterna qui sulla terra quando ama pienamente: l’amore vissuto pienamente è un momento di eternità. La conversione non è cambiare le cose che si fanno, ma cambiare il modo di vederle; anche per avere un’altra visione di Dio che non diventa più il Dio che limita, castiga e punisce ma il Dio buono, il Dio giusto che guida i nostri passi.<br />
Il nostro incontro si è infine concluso con la celebrazione della Santa Messa.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Un grazie di cuore va a padre Giovanni per questa giornata che ci ha dedicato e per il tempo che sempre ci ha dedicato in questi anni… la sua espressione incredula, quando ci ha presentato il suo schema per la giornata di oggi, dicendo “Ho fatto tutto io…!!!” non si legge tra le righe… ma è molto significativa del suo modo di accompagnarci… in questi anni si è sempre fatto da parte lasciando che fossimo noi a guidare ogni incontro, ogni momento importante, ogni riunione, ogni attività… dandoci forza con la sola sua presenza rassicurante (non è mai mancato ad un incontro!), facendoci sempre sentire a casa nostra nella famiglia comboniana, ascoltandoci e guidandoci senza mai limitare la libertà delle nostre scelte.<br />
Il nostro cammino di discernimento comunitario proseguirà nel 2020, il prossimo appuntamento si sarà il 2 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a tutti di un buon anno nuovo!</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetta e Eileen</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un cuore missionario [...] deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada (EG 45).</em></p>
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		<title>Risonanze su iniziative nel territorio locale</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 06:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bari]]></category>

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		<description><![CDATA[Organizzato dal Centro Missionario dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, in data 9 ottobre si è tenuto presso la Sala Odegitria della Cattedrale di Bari un incontro dal titolo “Nuove sfide della missione: insieme contro la tratta” tenuto da suor Gabriella Bottani, Missionaria Comboniana e coordinatrice del network internazionale “Talitha Kum”. Talitha Kum è un’espressione che si trova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/insieme-contro-la-tratta.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3451" style="margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/insieme-contro-la-tratta-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Organizzato dal Centro Missionario dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, in data 9 ottobre si è tenuto presso la Sala Odegitria della Cattedrale di Bari un incontro dal titolo <strong><em>“Nuove sfide della missione: insieme contro la tratta”</em></strong> tenuto da <strong>suor Gabriella Bottani, Missionaria Comboniana e coordinatrice del network internazionale <em>“Talitha Kum”</em></strong>.<br />
<em>Talitha Kum</em> è un’espressione che si trova nel Vangelo di Marco (5,41). La parola tradotta dall’aramaico significa: “fanciulla, io ti dico, alzati”. Queste parole sono rivolte da Gesù alla figlia di Giairo, una dodicenne che giaceva apparentemente senza vita. Gesù, dopo aver pronunciato queste parole la prese per mano e lei immediatamente si alzò e si mise a camminare. La parola <em>Talitha Kum</em> ha il potere trasformatore della compassione e della misericordia, che risveglia il profondo desiderio di dignità e di vita assopito e ferito dalle tante forme di sfruttamento.<br />
Suor Gabriella delinea i molteplici significati e contenuti che la tratta assume, partendo dalla constatazione che essa è una realtà molto vicina a noi più di quanto immaginiamo.<br />
La tratta è anzitutto un crimine contro l’umanità, contro la dignità e l’integrità della persona che ha come elemento fondante lo sfruttamento. Costituisce negazione della libertà, un sintomo grave della deriva del sistema economico che ci caratterizza.<span id="more-3455"></span><br />
Un’economia che si basa sul mercato legittima tutto quello che produce lucro, tutto ciò che fa incontrare domanda e offerta.<br />
Nella tratta il lucro ha costi umani alti perché viene mercificata la stessa persona. Ed è tutta l’umanità ad essere ferita, ciascuno di noi rimane deturpato nel momento in cui la persona diventa mero oggetto di scambio.<br />
L’immaginario collettivo tende a individuare lo sfruttamento caratterizzante la tratta in quello sessuale, ma è fortemente riduttivo.<br />
Suor Gabriella, perciò, ci aiuta a scorgere nelle diverse forme di vulnerabilità che ci circondano – vuoi materiali, vuoi professionali, vuoi psichiche, vuoi affettive – altrettanti volti della tratta di esseri umani.<br />
C’è lo sfruttamento del lavoro che avviene, in modo particolare, nel campo dell’agricoltura (nelle nostre zone soprattutto nel foggiano) e della pastorizia, dove vi è la speculazione sui Sikh del Bangladesh, nel campo dell’allevamento di gamberetti, sui pescherecci, nelle miniere, nella servitù domestica, nel campo delle costruzioni e dell’industria tessile.<br />
E, ancora, vi è il  traffico di organi e, naturalmente, quello di stampo sessuale comprensivo della pornografia, centri massaggi, escort.<br />
La speculazione può avvenire anche per un debito contratto (spesso per pagare il viaggio per raggiungere un altro luogo o il posto di lavoro ed ottenere cibo e alloggio) e si instaura una forma di dipendenza per cui le persone non possono sciogliere il vincolo lavorativo per timore o per il pericolo concreto di ripercussioni gravi alla propria persona o ad un familiare.<br />
A titolo esemplificativo viene riportata la situazione di tante ragazze nigeriane o rumene che arrivano in Italia e non riescono a liberarsi dalla mercificazione del loro corpo o dallo sfruttamento lavorativo prestato a condizioni al di sotto di ogni dignità perché sarebbero poi le famiglie a dover pagare il “conto”. In particolare, suor Gabriella narra la storia di una ragazza albanese che, nonostante il desiderio forte di uscire dallo sfruttamento, è stata costretta a rimanerci per proteggere il suo bambino di due anni in Albania: da mamma ha scelto la vita del figlio mettendo da parte la propria!<br />
Pertanto, dietro ogni ragazza che vediamo sulla strada c’è un dramma importante, c’è la negazione della dignità e della libertà.<br />
Tuttavia distinguere persone vittime della tratta è certamente difficile perché a differenza di altre forme di dipendenza non vi è un segno, un comportamento distintivo, esterno, visibile.<br />
Nella tratta è sottile, invisibile. Vediamo una parte delle vulnerabilità. Per scorgere la tratta bisogna avere il coraggio di guardare le situazioni dolorose della nostra società, iniziare a volgere lo sguardo che spesso distogliamo per paura o perché non sappiamo da dove iniziare e come comportarci. Il primo passo da fare è decostruire il nostro sguardo pieno di preconcetti e trasformarlo in sguardo di amore, di rispetto ed entrare in relazione con la persona. In ognuno quando si sente guardato con amore si scatena una sensazione di benessere. Ed è ciò che queste realtà implorano: suor Gabriella ci invita a immaginare l’effetto grande e positivo a livello emotivo di quelle persone attraverso questo sguardo d’amore di cui tutti possiamo essere capaci.<br />
Occorre sempre chiederci come Gesù guarderebbe tali realtà e prendere esempio!<br />
Ancora, l’altro sfruttamento sul quale suor Gabriella pone l’attenzione è quello ambientale.<br />
Con la <em>Laudato si’</em> papa Francesco pone in relazione l’ambiente umano con quello naturale, i quali si degradano insieme ma possono ricostruirsi insieme.<br />
Suor Gabriella evidenzia una ulteriore forte relazione tra ambiente, schiavitù e tratta: spesso la distruzione dell’ambiente va di pari passo con il lavoro schiavo e questo avviene, ad esempio, nel caporalato dove ci sono i ragazzi sfruttati nella raccolta dei pomodori e, al contempo, le ragazze sfruttate nel corpo.<br />
Ne consegue che per lavorare contro la tratta bisogna, anche, riqualificare la nostra relazione con l’ambiente e con la nostra umanità.<br />
Anche la differenziale di potere donna-uomo, poveri-ricchi, adulti-bambini rispecchiano forme di soggezione, di schiavitù.<br />
E, ovviamente, nel tempo attuale è incluso il differenziale tra cittadini-migranti: lo sfruttamento maggiore colpisce soprattutto coloro che non detengono un titolo o coloro a cui non è riconosciuto nemmeno il diritto di uscire dal loro paese.<br />
La tratta esige conversione personale, economica e verso l’ambiente che ci circonda. Richiede interazione fra istituzioni statali e religiose e forze dell’ordine e tra le stesse rappresentanze delle religioni.<br />
E, soprattutto, dobbiamo avere l’umiltà di formarci, di riconoscere organismi e associazioni che già hanno esperienza nel campo e interagire con loro senza sovrapporci, per unire forze e risorse.<br />
I cammini di libertà sono faticosi ma quando Dio vuole una cosa “spiana le strade nel deserto”.<br />
Non siamo chiamati a liberare l’altro ma a camminare insieme nel percorso verso la libertà.<br />
La morte, la violenza non sono l’ultima parola, esiste sempre una luce che ci sprona a credere che ce la possiamo fare ad alzare la testa. È lo stesso Vangelo, la stessa missione a cui ciascuno è chiamato a spronarci ad “<em>alzare l’asticella della nostra umanità, dei nostri sogni e guardare in alto</em>” e in tutte le direzioni per donare quello sguardo d’amore verso il nostro prossimo.</p>
<p style="text-align: right;">Emilia Cassano</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/lo-avete-fatto-a-me.png" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3452" style="margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/lo-avete-fatto-a-me-211x300.png" alt="" width="211" height="300" /></a>In data 15 ottobre presso la parrocchia Immacolata di Modugno (BA) <strong>don Carmelo La Magra, parroco della chiesa di San Gerlando in Lampedusa</strong>, ha guidato un <strong>incontro catechetico sulle parole “<em>Lo avete fatto a me</em>” tratte dal Vangelo di Matteo</strong> (25,31-46).<br />
Nel marasma delle posizioni sul tema migratorio, don Carmelo ci ha riportato nella prospettiva del Vangelo, nel quale il cristiano deve trovare i criteri di riferimento della propria condotta e che ci spinge a fare la differenza: differenza che non consta soltanto nel fare il bene, la carità, bensì nel riconoscere nell’altro Gesù.<br />
Ed il brano oggetto di riflessione lo esprime a chiare lettere. Ci viene ricordato che tutto trova il suo centro in Cristo e, quando il tempo finirà, sarà Cristo a tirare le fila del discorso venendoci finanche indicato il “metodo” con cui questo avverrà. Gesù individua lo “spartiacque” tra coloro che erediteranno il regno dei cieli e coloro che ne rimarranno fuori nell’atteggiamento di attenzione all’altro, nell’avere o nel non avere offerto al fratello più piccolo ciò di cui ha bisogno: precisamente da mangiare all’affamato e da bere all’assetato, la visita al malato e al carcerato, il vestito al denudato, l’accoglienza al  forestiero.<br />
“<em>Ogni volta che avete fatto queste cose a UNO SOLO di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me</em>”.<br />
Da questa espressione don Carmelo mette in evidenza diversi aspetti.<br />
Il primo è quello “numerico”: invita ad abbandonare la logica dei grandi numeri. Gesù pone l’attenzione non per la maggioranza ma per la singola persona. Il nostro comportamento anche con un solo fratello è decisivo del senso della nostra vita.<br />
Il secondo è quello del “prossimo”: non si tratta di distinguere buoni e cattivi ma di comprendere come ognuno è responsabile della vita dell’individuo che gli è posto accanto ed è questa vicinanza che pone la misura. È facile amare quelli che stanno lontani, faticoso amare la persona che più ci sta vicino, verso la quale siamo chiamati a condividere materialmente qualcosa, che prende i nostri spazi e che per questo, spesso, vorremmo confinare.<br />
Tutti amiamo i bambini dell’Africa ma a volte detestiamo un membro della nostra famiglia!<br />
E, soprattutto, il prossimo non è solo qualcuno da aiutare ma qualcuno da riconoscere.<br />
Don Carmelo indica il criterio dirimente tra cristiano e non cristiano che pure pone in essere opere caritative proprio nel riconoscimento di Gesù stesso nella persona a noi prossima.<br />
Gesù infatti afferma “<em>lo avete fatto a me</em>” e non è segno che lo avete fatto, non “è come se lo aveste fatto a me”: ossia vi è un’incarnazione di Gesù nell’affamato, nell’assetato, nel malato, nel denudato, nel carcerato, nello straniero.<br />
Egli diventa uomo, diventa uno di noi e scende più in “basso” identificandosi fisicamente e spiritualmente con l’umanità fragile da noi trattata come scarto e per la quale ci propinano sempre un motivo e un modo in più per continuare a farlo perché essa costituisce un problema, perché essa richiede un impegno da parte nostra.<br />
È Gesù stesso che ci mette in discussione e ci spinge ad andare oltre, di spezzarci e divenire pane per gli altri. Ciò senza distinzioni, innocenti o “colpevoli” che siano. Del povero ci serve sapere solo che è povero, è questa sua condizione ad essere la ragione per la quale lo dobbiamo amare. È questa l’identità dell’Eucarestia.<br />
È un invito alla conversione, a cambiare la direzione del nostro sguardo finché non distinguiamo quello di Gesù.<br />
Quindi si tratta di allenarci a riconoscere la presenza di Gesù altrimenti tutto diviene difficile e anche privo di significato professarsi cristiani.<br />
Il Signore ci chiede di riconoscerlo nel contesto storico, locale, ambientale, familiare nel quale viviamo. Sul punto, don Carmelo sottolinea come non vi è un luogo ideale per vivere da cristiani, per vivere la propria missione evangelica, per amare il povero.<br />
Non regge il discorso “se fossi nato in un ambiente differente, in una famiglia diversa sarebbe stato diverso, sarebbe stato più semplice, avrei fatto di più” e via dicendo.<br />
Vivere in un contesto piuttosto che un altro fa cambiare il nostro prossimo ma non la nostra missione.<br />
E di qui il riferimento alla comunità di Lampedusa che gli è stata affidata.<br />
Lampedusa viene descritta come l’isola delle “contraddizioni” ove si passa dal prossimo villeggiante – quindi benestante – al migrante che racchiude un po’ tutte le situazioni di sofferenza descritte nel brano del Vangelo di Matteo.<br />
E rispetto ad esse, con molta delicatezza e umiltà, don Carmelo afferma che insieme ai suoi parrocchiani si “limita” a fare quello che sa fare, ossia stare accanto, offrire ciò di cui l’altro ha bisogno nell’immediatezza, con tutti i limiti materiali, personali e di comunità.<br />
Crede che non si è chiamati a fare grandi cose ma fare il possibile, avere quello sguardo di tenerezza verso il bisognoso nel quale da cristiani dobbiamo sforzarci di vedere Cristo che poi penserà a moltiplicare le nostre forze.<br />
Don Carmelo descrive l’iniziativa di dormire sulle gradinate della Chiesa nata in occasione del blocco della Sea-Watch 3, non come azione di protesta – tiene a sottolineare – ma per un moto emotivo scatenato dalla presa visione di foto raffiguranti persone giacenti sui pontili della nave. Immagini che impedivano umanamente a don Carmelo e altri della comunità di riposare comodi nei propri letti: gli interlocutori dell’azione erano sempre coloro che in quel momento erano i loro prossimi, i migranti, tesa a far sentire loro vicinanza.<br />
E poi descrive l’approccio verso l’ultima tragedia avvenuta in mare rispetto alla quale don Carmelo e i suoi parrocchiani decidono di fare “semplicemente” quello che avrebbero fatto per un proprio caro defunto: predisporre gli ambienti, vegliare, sorreggere i familiari ove sopravvissuti, celebrare il funerale: lo stare accanto appunto.<br />
Descrive come la chiesa di San Gerlando di Lampedusa diventa il punto di riferimento di tutti – anche dei fratelli musulmani –, forse perché percepita come luogo sicuro, forse perché c’è un elemento fondante, che trascende noi stessi che ci richiama.<br />
L’immigrazione è una delle sfide del nostro tempo da cui non possiamo sottrarci. È una sfida per i cristiani per vivere quella Parola ed essere, così, davvero cristiani.</p>
<p style="text-align: right;">Emilia Cassano</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/tutti-possono-accogliere.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3453" style="margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/tutti-possono-accogliere-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>In data 22 ottobre si è tenuto a Bari un <strong>incontro</strong> dal titolo <em><strong>“Tutti possono accogliere”</strong></em> organizzato dalla parrocchia Santa Maria del Fonte in Carbonara per rappresentare <strong>varie opportunità di accoglienza e sostegno di persone immigrate o rifugiate</strong> – compresi minori stranieri non accompagnati –, diverse dagli schemi tipici dell’affido e dell’adozione.<br />
Tra gli altri, sono stati descritti i progetti “Famiglie senza confini“ e “Rifugiati in famiglia” accomunati dall’intento di perseguire il modello di accoglienza decentrata e diffusa su “base familiare” con formule più flessibili, modellate sulle possibilità delle famiglie ospitanti e le esigenze dei migranti. Nessun altro luogo, infatti, meglio di una famiglia reale è capace di ricreare quel calore tipico dei legami familiari da cui i migranti sono lontani o del tutto  privati e rispondere all’esigenza di cura affettiva ed educativa.<br />
In particolare, il primo progetto è stato promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Bari in cooperazione con il Tribunale per i minorenni, il Garante regionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, il quale permette a famiglie, coppie o singoli adulti di ospitare temporaneamente, per un periodo massimo di 12 mesi, minorenni o neo maggiorenni soli, ossia scappati dai loro Paesi d’origine senza l’accompagnamento dei loro familiari nonché privi di un tutore o, in alternativa, di mettere a disposizione anche “solo” alcune ore del proprio tempo per accompagnarli negli studi e/o in altri percorsi ma, comunque, utili a dar loro dei punti di riferimento affettivi ed educativi.<br />
L’iter segue dei protocolli tesi a valutare, a formare ed accompagnare coloro che hanno dato la disponibilità (nonché i minori stessi) nell’inserimento.<br />
Ad oggi sono state realizzate 6 accoglienze, esperienze che coinvolgono nella rete del welfare tutta la società civile: per ulteriori informazioni e presentare la candidatura visitare il seguente link: <a href="https://www.comune.bari.it/web/servizi-alla-persona/immigrazione-servizi-erogati" target="_blank">https://www.comune.bari.it/web/servizi-alla-persona/immigrazione-servizi-erogati</a>.<br />
L’altro programma è stato ideato dall’associazione Refugees Welcome Italia con lo scopo di promuovere l’accoglienza in famiglia, l’incontro di culture diverse nonché provocare una scossa, un cambiamento nella mentalità sociale. I destinatari del progetto sono i titolari di protezione internazionale o umanitaria e di un permesso di soggiorno che hanno concluso i percorsi di cosiddetta “2<sup>a</sup> accoglienza” e conseguito una conoscenza base della lingua italiana con un piccolo grado di integrazione ma non ancora ad un livello tale da poter “camminare” in completa autonomia.<br />
Nello specifico si prefigge di sostenere i beneficiari nel prosieguo del percorso di indipendenza grazie alla collaborazione familiare dei cittadini resisi disponibili realizzando un’inclusione più profonda nel tessuto sociale, scolastico e professionale. Le situazioni esemplificative sono quelle delle mamme sole con bambini che, come tutti i genitori del mondo, necessitano di incastrare orari di lavoro e occorrenze personali quotidiane con le esigenze varie e imprevedibili dei figli e che risulta estremamente difficoltoso per donne sole in un contesto sociale sconosciuto: circostanza che porta, spesso, a rifiutare proposte di lavoro.<br />
Il meccanismo di funzionamento è molto snello, a portata di click: per candidare la propria disponibilità basta registrare la “propria casa” con i propri dati sul portale predisposto dall’associazione che incrocia “domanda e offerta” di accoglienza: <a href="https://refugees-welcome.it/cosa-puoi-fare-tu/#casa" target="_blank">https://refugees-welcome.it/cosa-puoi-fare-tu/#casa</a>.<br />
Una volta operato l’abbinamento ritenuto migliore, sarà la stessa associazione a pianificare un incontro tra famiglie disponibili individuate e migranti al fine di costruire insieme un percorso di accoglienza ad hoc, a misura del migrante e dei mezzi della famiglia o dei singoli.<br />
Ancora, un’altra forma per sostenere un minorenne straniero non accompagnato è diventare  tutore volontario, una figura che ha il compito di affiancare, uno o più minori (massimo 3) nelle occorrenze quotidiane, amministrative-legali, amministrarne l’eventuale patrimonio assicurando condizioni ottimali di accoglienza, l’accesso e l’esercizio dei diritti, l’accompagnamento in percorsi di educazione e integrazione.<br />
Alla descrizione delle varie forme di accoglienza “alternative” sono seguite testimonianze di famiglie residenti nel territorio che hanno fatto esperienza di accoglienza in casa, in particolare dei coniugi Petrucci, i quali hanno accolto con sé un adolescente e i coniugi Maffei che hanno accolto una mamma afgana con le sue due bambine.<br />
Esempi di interazione possibile, con tutte le difficoltà del caso, connesse all’età infantile e adolescente, alla convivenza e al ridimensionamento degli spazi, dei momenti di stallo ma compensati dalla gioia grande di condividere, dall’arricchimento umano e dal privilegio di conoscere le storie dei migranti.<br />
Esperienze che dimostrano come l’affetto e, soprattutto, l’educazione domestica aiuti i bambini e ragazzi stranieri ad aprirsi, a predisporsi all’integrazione e curi i traumi subiti nel loro vissuto di guerra, di povertà e nel viaggio inumano di anni per giungere fin qui, intrapreso perché i genitori o loro stessi sono attratti dalla promessa di una prospettiva migliore, di un posto di lavoro idoneo a garantire alla propria famiglia un’esistenza dignitosa.<br />
Tali progetti e testimonianze evidenziano quanto grande crea il piccolo, come  i gesti di attenzione e tenerezza, l’ambiente in cui si cresce cambino le sorti di una persona.<br />
Con il metodo famiglia si crea quel supporto morale e materiale utile per far diventare indipendenti i migranti, proprio come si fa con i figli che lo stesso non ti scegli.<br />
Ma ciò presuppone un’azione attiva: aprire la porta fisica e quelle delle proprie menti e dei propri cuori. Sono i piccoli passi che fanno la storia.<br />
Prima che un dovere civico è un imperativo morale che lo stesso momento storico ci impone.<br />
E, sicuramente, è più agevole farlo potenziando la cooperazione tra canali istituzionali e sociali perché senza una comunità “dall’alto e dal basso” che renda generativi idee e progetti tutto rimarrebbe sul piano astratto.<br />
Mettere insieme, in condivisione, i pezzi, per fare la differenza.</p>
<p style="text-align: right;">Emilia Cassano</p>
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		<title>Incontro 30 novembre 2019</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 19:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bari]]></category>

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		<description><![CDATA[MOMENTO DI PREGHIERA INIZIALE &#160; Canto: Kumbaya &#160; Lettore 1: Lo scorso 17 novembre abbiamo vissuto la terza Giornata Mondiale dei Poveri istituita da papa Francesco per gettare uno sguardo sulle povertà spirituali ed economiche che affliggono il nostro tempo e che ci costringono positivamente a riflettere sul nostro cammino di fede, sui nostri stili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>MOMENTO DI PREGHIERA INIZIALE</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Canto:</strong> Kumbaya</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lettore 1:</strong> Lo scorso 17 novembre abbiamo vissuto la terza Giornata Mondiale dei Poveri istituita da papa Francesco per gettare uno sguardo sulle povertà spirituali ed economiche che affliggono il nostro tempo e che ci costringono positivamente a riflettere sul nostro cammino di fede, sui nostri stili di vita, sulle nostre scelte. Non a caso, il nostro incontro di oggi precede la prima domenica d’Avvento, l’inizio di un nuovo anno liturgico che vogliamo vivere nel segno delle povertà, impegnandoci a colmarle e, al contempo, imparando dai poveri, perché loro sono il volto di Dio. È bello pensare l’Avvento e la Giornata Mondiale dei Poveri in continuità: l’<em>adventus</em>, la venuta di Cristo accade realmente solo se abbiamo il coraggio di farci piccoli e con umiltà incontrare il povero. Leggiamo insieme – ognuno spontaneamente – alcuni versetti tratti dai Salmi:<span id="more-3446"></span></p>
<p>Perché il misero non sarà mai dimenticato.<br />
La speranza dei poveri non sarà mai delusa. (Sal 9,19)</p>
<p style="text-align: right;">Sorgi, Signore Dio, alza la tua mano,<br />
non dimenticare i poveri. (Sal 10,12)</p>
<p>Eppure tu vedi l’affanno e il dolore, li guardi e li prendi nelle tue mani.<br />
A te si abbandona il misero, dell’orfano tu sei l’aiuto. (Sal 10,14)</p>
<p style="text-align: right;">Tu accogli, Signore, il desiderio dei poveri,<br />
rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio. (Sal 10,17)</p>
<p>Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri,<br />
ecco, mi alzerò – dice il Signore – ;<br />
metterò in salvo chi è disprezzato. (Sal 12,6)</p>
<p style="text-align: right;">Voi volete umiliare le speranze del povero,<br />
ma il Signore è il suo rifugio. (Sal 14,6)</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Lettore 2: Dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale dei Poveri 2019</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/giornata-mondiale-poveri-2019.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3447" style="margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/giornata-mondiale-poveri-2019-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a>«La speranza dei poveri non sarà mai delusa» (<em>Sal</em> 9,19). […]<br />
Nel momento della composizione di questo Salmo si era in presenza di un grande sviluppo economico che, come spesso accade, giunse anche a produrre forti squilibri sociali. […]<br />
Era il tempo in cui gente arrogante e senza alcun senso di Dio dava la caccia ai poveri per impossessarsi perfino del poco che avevano e ridurli in schiavitù. Non è molto diverso oggi. […]<br />
Quante volte vediamo i poveri nelle <em>discariche</em> a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi! Diventati loro stessi parte di una discarica umana sono trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo. Giudicati spesso parassiti della società, ai poveri non si perdona neppure la loro povertà. Il giudizio è sempre all’erta. Non possono permettersi di essere timidi o scoraggiati, sono percepiti come minacciosi o incapaci, solo perché poveri. […]<br />
L’impegno dei cristiani, in occasione di questa <em>Giornata Mondiale</em> e soprattutto nella vita ordinaria di ogni giorno, non consiste solo in iniziative di assistenza che, pur lodevoli e necessarie, devono mirare ad accrescere in ognuno l’attenzione piena che è dovuta ad ogni persona che si trova nel disagio. «Questa attenzione d’amore è l’inizio di una vera preoccupazione» (EG 199) per i poveri nella ricerca del loro vero bene. […]</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Da una lettera di padre Ezechiele Ramin a Paola Trevisan (Padova, gennaio 1972)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">[…] Se mi vorrai seguire su questa strada i tuoi occhi incontreranno molti sorrisi e lo sai perché? Perché portare il Cristo è portare la gioia. Io seguo la strada del missionario, ma questo non perché io abbia scelto Dio, ma perché Dio mi cerca e continuamente mi chiede se lo voglio seguire. Me lo chiede quando aiuto la gente che ha dei problemi, quando mi caccio nei guai per loro, quando difendo l’uomo, quando mi sforzo di non considerare mai nessuno come irrecuperabile, quando credo ad una persona anche quando so che mi inganna. «Se uno ti cita in tribunale per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello, se ti vuole costringere a fare un miglio con lui, fanne due…».</p>
<p style="text-align: justify;">[…] La gente ha sempre bisogno di chi vuol fare del bene. Oggi ci sono molti esclusi, molti emarginati, molti dimenticati. Dimenticati negli ospedali, nelle carceri, emarginati negli ospizi, nei riformatori, nelle baracche, esclusi dalla vita umana. Come si può restare indifferenti a questo dolore dell’uomo?? Non sono un idealista, utopia non è Amare anche questa gente, utopia è non amare!! In un tempo come il nostro che ci ha soffocato il Cristo tra i grattacieli, l’asfalto, le strade, i treni, le macchine, occorre trovare il volto del Cristo tra i fratelli anche se vestono male, anche se non li conosciamo. […]<br />
Per interessarsi alla gente, dei suoi problemi, ci vuole un amore grande che ti possa dare la forza di non stancarti mai. Ed è difficile. Fino ad ora tutto è andato liscio, ma quando ci sarà della gente che ti imbroglierà, che ti userà violenza, allora sarai al banco di prova: non si può amare solo la gente che ci fa comodo… […] Io credo comunque alla gente anche quando so che mi imbroglia. È difficile vedere Cristo in questa gente, eppure c’è!! […]</p>
<p style="text-align: justify;">Sono contento quando vedo il sorriso di una persona, quando la posso aiutare, quando ricevo Cristo, quando alle volte mi dimentico per gli altri, quando ho speso bene la mia giornata. Sono contento quando vivo veramente. […]</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Condivisioni, risonanze, preghiere spontanee alla luce dei messaggi ascoltati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesto delle mani</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Disegniamo l’impronta della nostra mano sul cartellone e scriviamo il nome di una persona o di una situazione di fragilità che ci impegniamo a prendere a cuore durante questo tempo di Avvento. Alcune impronte potranno sovrapporsi: sarà il richiamo a sostenerci vicendevolmente, in quanto in alcuni casi è necessario aiutare non come singoli, ma come gruppo/comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Canto:</strong> Mani</p>
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		<title>Verbale incontro via Skype coordinamento LMC &#8211; 4 novembre 2019</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 08:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coordinamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Presenti: Fabrizio Sforza (LMC Bari &#8211; Équipe GIM Bari), Barbara Romano (LMC Milano &#8211; referente LMC Italia per Commissione europea), Clara Pugnaloni (LMC Milano), Donatella De Giorgi (LMC Lecce &#8211; segreteria Coordinamento &#8211; referente LMC per l’Équipe scuole), Maria Teresa Fiocco (LMC Lecce), Carlo Fiori (LMC Venegono &#8211; segreteria Coordinamento), Marco Piccione (LMC Venegono &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Presenti: Fabrizio Sforza</strong> (LMC Bari &#8211; Équipe GIM Bari), <strong>Barbara Romano</strong> (LMC Milano &#8211; referente LMC Italia per Commissione europea), <strong>Clara Pugnaloni</strong> (LMC Milano), <strong>Donatella De Giorgi</strong> (LMC Lecce &#8211; segreteria Coordinamento &#8211; referente LMC per l’Équipe scuole), <strong>Maria Teresa Fiocco</strong> (LMC Lecce), <strong>Carlo Fiori</strong> (LMC Venegono &#8211; segreteria Coordinamento), <strong>Marco Piccione</strong> (LMC Venegono &#8211; rappresentante partenti &#8211; membro Comitato Centrale &#8211; referente LMC per la Commissione GPIC), <strong>Josè Speggiorin</strong> (LMC Padova), <strong>Fabio Scala</strong> (LMC Verona), <strong>Antonio Fazio</strong> (LMC Bologna), <strong>Tony Scardamaglia</strong> (LMC Palermo &#8211; referente LMC per il Tavolo del Laicato).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Assenti: Angelo Piraneo</strong> (LMC Agrigento), <strong>Barbara Mason</strong> (LMC Venegono), <strong>Francesca Dinapoli</strong> (LMC Bari), <strong>Fabrizio Bortolami</strong> (LMC Padova), <strong>padre Eliseo Tacchella</strong> (referente dei Missionari Comboniani per LMC Italia).</p>
<p style="text-align: justify;">Con tutte le difficoltà di collegamento alle 21.05 inizia l’incontro del Coordinamento per discutere del seguente ordine del giorno:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Dépliant LMC Italia<br />
2. Data incontro Coordinamento<br />
3. Novità da Équipe, Commissioni…<br />
4. Varie<span id="more-3439"></span><br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Dépliant LMC Italia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si mettono a punto le ultime modifiche del testo che servirà a presentare la realtà degli LMC in Italia. Per la prima volta sarà utilizzato un logo uguale per tutti gli LMC presenti nel mondo come segno di appartenenza ad un unico ramo della famiglia comboniana. Il dépliant sarà inviato in formato digitale a tutti i gruppi e a chi ne faccia richiesta al Coordinamento e in formato cartaceo ai gruppi e a tutte le case italiane dei missionari, delle missionarie e delle secolari. Il Coordinamento provvederà alla stampa delle prime 5000 copie.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Data incontro Coordinamento</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si valuta e si decide che il prossimo incontro di Coordinamento si terrà a Bologna il 18-19 gennaio. Come luogo sceglieremo l’Eremo di Ronzano o il Convento dell’Osservanza; seguiranno dettagli sui costi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Novità da Équipe, Commissioni…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fabrizio che fa parte dell’Équipe GIM nazionale ci ha inoltrato il verbale dell’Équipe e ci ha aiutato a capire la partecipazione dei laici al cammino GIM. Sono emerse anche diverse forme di collaborazione degli LMC al cammino GIM. Da quella di Palermo, che organizza da anni campi estivi per giovani, a quella di Bari in cui Fabrizio collabora per il cammino GIM del gruppo. Altre realtà territoriali come Venegono stanno cercando di mettere in atto forme di collaborazione.<br />
Équipe scuola: Donatella riferisce che da poco è cambiato il referente comboniano per l’Équipe scuola, ora è padre Mario Fugazza. Si sta cercando, in collaborazione con le redazioni di Nigrizia, PM e con la responsabile del Museo Africano, di costruire un progetto educativo per le scuole da proporre a tutte le case comboniane.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Varie</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 e 17 novembre il gruppo di <strong>Bologna</strong> parteciperà alla <a href="https://reteinterdiocesana.files.wordpress.com/2019/11/volantino-giornata-del-creato-16.17-novembre.pdf" target="_blank">prima giornata diocesana per la salvaguardia del Creato</a> organizzata dal <em>Tavolo diocesano per la custodia del Creato e Nuovi Stili di Vita</em>. Sarà l’occasione per conoscere, riflettere, fare rete, pregare e decidere come agire nella vita quotidiana per rispondere alle grandi sfide che la società, l’economia e l’ambiente stanno ponendo.<br />
Il gruppo di <strong>Venegono</strong> nel mese di dicembre assieme al <em>Coordinamento Migrante Varese</em> farà la raccolta firme per la campagna “Io accolgo”.<br />
Il gruppo di <strong>Bari</strong> ha aderito al <em>Comitato territoriale per la pace</em> impegnato nella campagna “Io accolgo”.<br />
Il gruppo di <strong>Palermo</strong> prenderà parte a <a href="http://www.dsps.unict.it/sites/default/files/files/Lampedusa_convoca%207-9%20novembre%202019.pdf" target="_blank">Lampedusa convoca</a> dal 7 al 9 novembre. L’incontro è promosso dal <em>Forum Lampedusa Solidale</em> e nasce con l’intento di far incontrare le realtà che negli ultimi anni hanno potuto conoscere, attraversare e condividere l’esperienza del Forum sull’isola di Lampedusa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Risonanze su iniziative nel territorio locale</title>
		<link>http://www2019.laicicomboniani.it/risonanze-su-iniziative-nel-territorio-locale-9/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 11:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bari]]></category>

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		<description><![CDATA[In data 28 settembre l’Ufficio Ecumenismo e dialogo interreligioso e l’Ufficio Pastorale Sociale e del lavoro hanno promosso presso la spiaggia “Pane e Pomodoro” di Bari la Giornata per la Custodia del Creato: nella prima parte, equipaggiati con guanti e foglietti, i partecipanti all’iniziativa si sono attivati nella pulizia della spiaggia (rinvenute moltissime cicche di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/giornata-ecumenica-creato.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3431" style="margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/giornata-ecumenica-creato-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a>In data 28 settembre l’Ufficio Ecumenismo e dialogo interreligioso e l’Ufficio Pastorale Sociale e del lavoro hanno promosso presso la spiaggia “Pane e Pomodoro” di Bari la <strong>Giornata per la Custodia del Creato</strong>: nella prima parte, equipaggiati con guanti e foglietti, i partecipanti all’iniziativa si sono attivati nella pulizia della spiaggia (rinvenute moltissime cicche di sigarette e microplastiche) e nella sensibilizzazione dei passanti sulle tematiche della custodia del creato; nella seconda parte, assieme a fratelli e sorelle delle altre confessioni religiose presenti nel territorio locale, si è pregato insieme mediante alcuni testi delle diverse tradizioni spirituali. Tra le varie riflessioni dei rappresentanti delle religioni presenti è emersa quella che l’essere umano anziché governare ha inteso sfruttare la creazione e che occorre recuperare il senso dell’amministrare con responsabilità la nostra casa comune, tutelandone la sua bellezza.</p>
<p style="text-align: right;">Fabrizio Sforza<span id="more-3430"></span></p>
<p style="text-align: right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/29set2019.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-3432" style="margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/29set2019-244x300.jpg" alt="" width="244" height="300" /></a>“Non si tratta solo di migranti”: il filo rosso della <strong>105<sup>a</sup> Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato</strong>, quest’anno celebrata il 29 settembre e che l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto ha vissuto presso la parrocchia di Santa Maria del Fonte in Bari-Carbonara.<br />
Un’intensa giornata di sana interazione umana e culturale tra circa 300 persone di ben 24 Paesi del mondo quali Costa d’Avorio, Siria, Nigeria, Brasile, Venezuela, Spagna, Burkina Faso, Messico, Albania, Indonesia, Madagascar, Filippine, Croazia, Senegal, Gambia, India, Ghana, Nigeria, Bulgaria, Russia, Hong Kong, Algeria, Georgia, oltre, chiaramente, l’Italia.<br />
In particolare, l’Ufficio Migrantes diocesano – nel quale prestano servizio alcuni componenti del nostro gruppo LMC di Bari – e la comunità parrocchiale ospitante hanno articolato la giornata in diversi momenti a carattere interetnico, fatti di giochi interattivi (volti ad educare i più “piccoli” all’interculturalità), di pietanze e danze tipiche dei vari popoli partecipanti, di riflessioni attraverso l’ascolto diretto di persone immigrate ed emigrate, culminati con la celebrazione eucaristica.<br />
Momenti tutti animati insieme alle stesse comunità etniche ed associazioni presenti sul territorio con l’intenzione comune di riportare al centro LA PERSONA. Perché, per l’appunto, non riguarda solo il migrante o il rifugiato ma, come ci ha indicato papa Francesco, riguarda “TUTTA LA PERSONA e TUTTE LE PERSONE” in quanto tali.<br />
Si tratta di tante situazioni, atteggiamenti e mentalità da assumere, smussare o cancellare: non si tratta di invocare garanzie a beneficio esclusivo di determinati soggetti o di una cinica salvaguardia dei propri “confini” (<em>rectius</em> interessi) fisici, sociali e lavorativi ma si tratta di farsi prossimi a tutte le fragilità materiali ed esistenziali, di studiare forme di garanzia e sviluppo a servizio di tutti senza distinzioni, se non quelle imposte da ragioni di equità, trattandosi, quindi, di dare sostanza alla previsione formale dei principi Personalista e di Uguaglianza come sanciti dalla stessa nostra Carta Fondamentale. Non si tratta di mercificare l’altro ma di convertire il profitto economico sull’altro in profitto umano con e per l’altro, imponendolo come fulcro della condotta personale, prima, e dell’azione politico-amministrativa, poi. Non si tratta di giudicarci l’un l’altro o di farlo sulla base della provenienza socio-culturale o etnica di appartenenza ma si tratta di guardarsi negli occhi, mettersi nei panni e nella prospettiva dell’altro, nel punto di partenza e di cammino della sua storia come incisa dal contesto familiare ed educativo di riferimento per riconoscerne potenzialità, comprenderne limiti e sofferenze, aiutandoci l’un l’altro a “lenire, curare e salvare”; si tratta di rendere visibile chi è stato reso invisibile, “clandestino”. Non si tratta solo di accogliere ma, soprattutto, d’integrare, come si evince dalle stesse testimonianze ascoltate nella seconda parte della giornata rese da coloro che hanno vissuto il distacco, spesso forzato, dalla propria terra d’origine: incroci di storie diverse ma accomunate dall’istinto di sopravvivenza, dalla speranza di assicurare ai propri cari un futuro dignitoso ovvero il rispetto delle prerogative fondamentali – da noi, ormai, date così scontate al punto tale da non scorgerne più il loro valore – nonché dalla volontà d’impegnarsi a fare la propria parte.<br />
Necessità che hanno trovato risposta in una mano tesa, in un’ospitalità, un primo passo certamente importante ma che deve essere seguito dalla creazione di condizioni volte a rendere la persona accolta autonoma, parte integrante e attiva della società altrimenti, oltre che lesivo del migrante, rappresenterà, per la stessa comunità ospitante, sempre e solo un peso, un costo.<br />
In particolare, abbiamo ascoltato David, un ragazzo nigeriano dall’indole simpatica e briosa dietro la quale vi è l’amara esperienza del viaggio – fisico e psicologico – affrontato per fuggire dalla sua città, martoriata da conflitti e terrorismo, dei 3 mesi trascorsi nel lager libici, della traversata in mare e del successivo soggiorno nel Cara di Bari Palese. Con un volto visibilmente commosso e grato testimonia di aver vissuto una toccante esperienza di ospitalità grazie alla comunità parrocchiale San Marcello di Bari. La sua “rinascita” è iniziata con un invito a cena la sera della vigilia di Natale da parte di una famiglia: un calore umano che lo ha colmato dei propri “vuoti esistenziali”, esplicativo del fatto che non servono azioni straordinarie ma basta curare gesti semplici di attenzione per creare interazione e cambiare la vita di una persona e, soprattutto, di una persona privata di ogni cosa, anche dei suoi affetti. Ora David vive autonomamente a Bari ed è coinvolto nell’associazione “Progetto Carbonara” ove cura iniziative tese ad aggregare ragazzi nigeriani e di altre etnie presenti sul territorio.<br />
Poi abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare José, venezuelano, una storia di grande fatica lavorativa per l’inserimento nella nostra società, il quale denuncia la difficile crisi politico-economica e umana del suo Paese natale, della riduzione in una condizione al limite – o meglio al di sotto – dell’umanità e dignità ove povertà, terrore e delinquenza fanno da padrone, a livelli tali da privare ogni minimo diritto e libertà, compresa quella d’uscita. Ma, nonostante tutto, descrive con orgoglio lo splendore del suo Paese!<br />
Una testimonianza voluta sia per richiamare la considerevole presenza dell’America Latina nel nostro territorio alimentata, in parte, proprio dalla crisi venezuelana, sia per ribadire che l’attenzione deve rivolgersi non solo alla situazione africana, al migrante che arriva con il barcone, ma essere ad ampio raggio, in linea con la traccia lanciata dal papa nonché con la stessa pastorale Migrantes la quale si rivolge – oltre che a tutti gli immigrati di qualsiasi etnia estera stabilmente presenti sul nostro territorio in possesso di un titolo di soggiorno e i richiedenti asilo e rifugiati – anche gli emigrati italiani all’estero, i circensi, i giostrai, i rom, i sinti e tutti coloro che per il lavoro svolto o altra ragione si trovano sul territorio nazionale senza residenza stabile.<br />
L’ultima testimonianza è stata di un ragazzo originario del Burkina Faso, in Italia da 3 anni di cui 2 nel Cara che, dopo lo scontro con una realtà diversa da quella che si immaginava, quasi di delusione, ha trovato nella scuola il suo “rifugio”, scorgendo una provvidenza rispetto alla classe in cui è stato inserito, ove nessuno gli faceva notare o pesare che fosse “straniero”, rispetto ad alcuni incontri e al progetto presso la parrocchia San Marcello in cui successivamente è stato immesso che gli hanno dato la forza di andare avanti. Sottolinea con forza l’importanza di studiare, d’impegnarsi per uscire dall’impasse dell’inserimento e dalla mera assistenza sociale: anche lui adesso è impegnato lavorativamente in un tirocinio e socialmente: “la famiglia non è qualcosa che ha a che fare con il sangue” – afferma con grande gratitudine –  “ma è fatta di persone che ti sono vicino, disponibili ad aiutarti, che ti danno delle chance e tutti hanno diritto a un’opportunità per rialzarsi!”.<br />
Momenti di profonda riflessione voluti per educarci all’ascolto dell’altro – perché se non ci ascoltiamo facciamo fatica a interagire – e che hanno dato modo di riflettere sulle tante “fortune” a nostra disposizione che diamo per acquisite.<br />
A conclusione della giornata, è stata celebrata la santa messa presieduta dall’arcivescovo mons. Cacucci, anch’essa caratterizzatasi da un’animazione interculturale apertasi con la grazia di 5 bambini che hanno condotto all’altare delle candele rappresentanti i 5 continenti, proseguita con la liturgia della Parola proclamata in lingua italiana, inglese e francese e il momento dell’offertorio segnato dall’<em>Offerta dell’incenso</em>, rito di derivazione della liturgia ebraica.<br />
Un momento in cui la fede e la preghiera hanno fatto da minimo comune denominatore delle diversità o, quanto meno, di rispetto e raccoglimento laddove vi era una professione di religiosità differente, in cui l’arcivescovo ha disegnato gli spostamenti migratori come “progetti creati da Dio”, esortando a riconoscersi e ritrovarsi come unica famiglia, come Figli di un unico Padre e nessun Padre opera distinzioni tra i propri figli, e se Dio, i genitori non le operano, ancor meno dovremmo sentirci legittimati a farlo noi rispetto ai nostri fratelli e sorelle.<br />
Per cui, in quanto unica Famiglia e Fratelli, l’arcivescovo esorta ad aprire le porte del cuore e delle nostre case e, in particolare, delle parrocchie  dell’Arcidiocesi attraverso l’incentivazione della pratica dei corridoi umanitari e delle varie forme di accoglienza diffusa: se ogni comunità parrocchiale si impegnasse nell’accoglienza e nell’integrazione anche di una sola persona sarebbe un grande passo verso la composizione in senso di corresponsabilità della questione migratoria, un’opportunità per dare la speranza e vivere la carità evangelica.<br />
Si tratta che tutti abbiamo bisogno di FAMIGLIA!</p>
<p style="text-align: right;">Emilia Cassano</p>
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		<title>Incontro 26 ottobre 2019</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 11:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bari]]></category>

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		<description><![CDATA[MOMENTO DI PREGHIERA INIZIALE &#160; Canto: Kumbaya &#160; Lettore 1: Il 15 ottobre 2017 papa Francesco indiceva un Sinodo speciale dei vescovi per la regione panamazzonica, avente come obiettivo principale “individuare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza prospettive di un avvenire sereno, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>MOMENTO DI PREGHIERA INIZIALE</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Canto:</strong> Kumbaya</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lettore 1:</strong> Il 15 ottobre 2017 papa Francesco indiceva un Sinodo speciale dei vescovi per la regione panamazzonica, avente come obiettivo principale “individuare nuove vie per l’evangelizzazione di quella porzione del popolo di Dio, specialmente degli indigeni, spesso dimenticati e senza prospettive di un avvenire sereno, anche a causa della crisi della foresta amazzonica, polmone di capitale importanza per il nostro pianeta”.<br />
Il cardinale Cláudio Hummes, nominato dal papa relatore generale del Sinodo, afferma che “il Sinodo porterà nuove strade per l’Amazzonia e questo si rifletterà in tutto il mondo, in quanto tratta temi che vanno dalla crisi climatica ed ecologica al volto di una Chiesa sempre più missionaria,  dai nuovi modelli di sviluppo al diritto universale all’acqua, dal futuro di questa regione, ma anche e soprattutto al futuro della Chiesa, affinché il grido dei poveri e della terra non rimanga inascoltato”.<span id="more-3425"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Preghiamo insieme la <em>preghiera per il Sinodo</em></strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-3361" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/sinodo-amazzonia.png" alt="" width="205" height="246" />Signore, aiuta la tua Chiesa ad ascoltare<br />
i popoli dell’Amazzonia,<br />
e a rispondere con loro<br />
alla devastazione<br />
delle persone e dell’ambiente.<br />
L’Amazzonia in tutta la sua biodiversità<br />
e ricchezza culturale<br />
è “uno specchio di tutta l’umanità”.<br />
Per difenderlo, tutti dobbiamo fare dei cambiamenti – in noi stessi,<br />
nelle nostre nazioni,<br />
e all’interno della Chiesa.<br />
Mentre percorriamo questo cammino<br />
che Laudato Si’ mette di fronte a noi<br />
cerchiamo di essere più consapevoli<br />
della crisi ecologica e culturale<br />
del bacino amazzonico,<br />
e imparare ad assistere e custodire meglio la creazione.<br />
Cerchiamo di unirci coraggiosamente<br />
per combattere<br />
contro le ingiustizie, tra cui:<br />
perdita di territorio,<br />
sfruttamento,<br />
minacce alla biodiversità<br />
e l’imposizione di<br />
modelli culturali ed economici<br />
che sono estranei alla vita delle popolazioni indigene, ovunque.<br />
Insegnaci, Signore, ad ascoltare profondamente, ad agire con giustizia,<br />
ad amare con tenerezza<br />
e a camminare umilmente su questa terra.<br />
Amen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lettore 2:</strong> Padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano originario di Padova, è uno dei tanti martiri della lotta per la difesa dell’Amazzonia, delle sue genti e dei diritti umani.<br />
Durante il Sinodo per l’Amazzonia, qualche giorno fa, gli indigeni dell’Amazzonia hanno invocato lo Spirito dell’acqua, della terra, della foresta. Hanno abbracciato con grandissima emozione i fratelli di Lele Ramin, giovane missionario comboniano ucciso 34 anni fa per essersi schierato dalla loro parte. Hanno cantato e portato in processione la copia della sua maglia bagnata di sangue.<br />
Sempre in occasione del Sinodo, Antonietta Papa, suora in Amazzonia e compagna di lavoro e di lotta, ricorda gli ultimi giorni di Lele minacciato di morte ma senza paura: «La fiducia in Dio ci impegna fino in fondo, amava ripetere».</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lettore 3: Estratto della lettera di padre Ezechiele Ramin a suor Giovanna Dugo e a suor  Liliana Barzon (Cacoal, 25 dicembre 1984)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Carissima Giovanna, carissima Liliana,<br />
oggi qui è Natale, per questo vi scrivo. Ho letto con attenzione le vostre lettere. Avete lavoro in  abbondanza. Vi spedisco le foto di un leader indio assassinato un anno fa: Marçal Tupã-i. Ho fatto  il conto matematico: ogni cinque giorni un leader delle CEBs (Comunità ecclesiali di base) viene  assassinato. Chi vince uccidendo pare che abbia anche ragione, ma io so già fin d’ora che i morti gli apparterranno.<br />
La morte è buona con noi solo se ci aiuta, senza forzarci la mano, a ben guardarci l’un l’altro come  fratelli e sorelle. Qui molta gente aveva terra, è stata venduta. Aveva casa, è stata distrutta. Aveva  figli, sono stati uccisi. Aveva aperto strade, sono state chiuse. A queste persone io ho già dato la  mia risposta: un abbraccio!</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Condivisioni, risonanze, preghiere spontanee alla luce dei messaggi ascoltati</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gesto dell’abbraccio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Ci scambiamo vicendevolmente un abbraccio, piccolo gesto di fraternità, vicinanza, incoraggiamento per le grandi e piccole sfide quotidiane che ciascuno/a di noi si trova ad affrontare in questo momento della propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Canto:</strong> Pai nosso dos mártires</p>
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		<title>Cammino 2019-2020</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Nov 2019 09:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Venegono Superiore]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino di formazione]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Venegono-2019-2020.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter size-large wp-image-3419" title="scarica il pieghevole" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Venegono-2019-2020-1024x723.png" alt="" width="450" height="318" /></a></p>
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		<title>Cammino 2019-2020</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 18:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino di formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Lecce-2019_2020.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter size-large wp-image-3398" title="scarica il volantino" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Lecce-2019_2020.jpg" alt="" width="450" height="318" /></a></p>
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		<title>Verbale incontro via Skype coordinamento LMC &#8211; 23 settembre 2019</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 20:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coordinamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Presenti: Antonio Fazio (LMC Bologna), Barbara Romano, (LMC Milano ad interim &#8211; referente LMC Italia per Commissione europea), Carlo Fiori (LMC Venegono &#8211; segreteria Coordinamento), Donatella De Giorgi (LMC Lecce &#8211; segreteria Coordinamento &#8211; referente LMC per la Commissione scuole), padre Eliseo Tacchella (referente dei Missionari Comboniani per LMC Italia), Fabio Scala (LMC Verona), Fabrizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Presenti: Antonio Fazio</strong> (LMC Bologna), <strong>Barbara Romano</strong>, (LMC Milano <em>ad interim</em> &#8211; referente LMC Italia per Commissione europea), <strong>Carlo Fiori</strong> (LMC Venegono &#8211; segreteria Coordinamento), <strong>Donatella De Giorgi</strong> (LMC Lecce &#8211; segreteria Coordinamento &#8211; referente LMC per la Commissione scuole), <strong>padre Eliseo Tacchella</strong> (referente dei Missionari Comboniani per LMC Italia), <strong>Fabio Scala</strong> (LMC Verona), <strong>Fabrizio Bortolami</strong> (LMC Padova), <strong>Fabrizio Sforza</strong> (LMC Bari &#8211; Équipe GIM), <strong>Josè Speggiorin</strong> (LMC Padova), <strong>Maria Teresa Fiocco</strong> (LMC Lecce), <strong>Tony Scardamaglia</strong> (LMC Palermo &#8211; referente LMC per il Tavolo del Laicato).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Assenti: Angelo Piraneo</strong> (LMC Agrigento), <strong>Barbara Mason</strong> (LMC Venegono), <strong>Francesca Dinapoli</strong> (LMC Bari), <strong>Micaela Hilares</strong> (LMC Bologna), <strong>Marco Piccione</strong> (LMC Venegono &#8211; rappresentante partenti &#8211; membro Comitato Centrale &#8211; referente LMC per la Commissione GPIC), <strong>Carla Sgarrella</strong> (LMC Firenze).</p>
<p style="text-align: justify;">Con tutte le difficoltà di collegamento alle 21.40 è iniziato l’incontro del Coordinamento (valuteremo altre modalità di collegamento) per discutere del seguente ordine del giorno:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Veglia per Sinodo Amazzonia<br />
2. Volantino LMC nazionale<br />
3. Assemblea nazionale<br />
4. Lavori Tavolo del Laicato<br />
5. Formazione comune LMC<br />
6. Data per incontro concreto<br />
7. Nuovo logo LMC<br />
8. Questione economica<br />
9. Varie:<br />
- nomi LMC per mailing list: li abbiamo inviati tutti?<br />
- ogni gruppo dovrebbe inviare la propria storia (entro settembre)<br />
- notizie dalla strenna di Natale?<span id="more-3405"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Veglia per Sinodo Amazzonia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sabato 5 ottobre alle ore 19.30 nella chiesa di Santa Maria in Traspontina a Roma si terrà una veglia di preghiera, preparata dall’Équipe nazionale GIM, in preparazione al Sinodo per l’Amazzonia, voluto da papa Francesco in Vaticano dal 6 al 27 ottobre.<br />
La Commissione GPIC ha proposto che ogni gruppo LMC organizzi una veglia attivandosi sulla propria casa comboniana di riferimento. Nei prossimi giorni sarà inoltrato lo <a href="https://elabora.fondazionenigrizia.it/public/1/pdf_documenti/roma_veglia_traspontina_corretta.pdf" target="_blank">schema della veglia</a> che si potrà utilizzare, e poi spazio allo Spirito e alla creatività per personalizzarla, coinvolgere altri gruppi o realtà con cui già collaboriamo…).<br />
Alla veglia prenderanno parte giovani che fanno il percorso GIM provenienti da diverse città; da Bari, Francesca Pepe – ex gimmina che ha partecipato all’Assemblea LMC di Cavallino – li accompagnerà.<br />
Hanno accolto la proposta della veglia il gruppo di Venegono Superiore e il gruppo di Bologna che la farà il 12 ottobre, giorno della festa del creato, in una parrocchia. Da Verona stanno ancora valutando, visto anche il loro impegno nel movimento <em>Fridays for Future</em> nel percorso con le scuole.<br />
Durante la discussione emerge che alcuni gruppi saranno impegnati il 29 settembre per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (Bari in collaborazione con la Migrantes diocesana e Lecce con una celebrazione ecumenica).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>2. Volantino LMC nazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’incontro via Skype dello scorso 4 luglio Fabio aveva suggerito di chiedere la disponibilità a Daniele Tirendi – grafico del gruppo di Verona –, per dare una veste grafica più professionale al testo preparato da Maria Grazia Pizzi. Barbara Romano si era offerta di revisionare il tutto in un unico testo, integrandolo con le Commissioni LMC per dare una chiara idea di “Cosa facciamo” dopo il “Chi siamo”.<br />
Si decide di sostituire le Commissioni con le principali aree di lavoro LMC (Animazione missionaria, GPIC, Immigrazione). Barbara propone che il volantino riporti i loghi dell&#8217;intera Famiglia comboniana e del GIM, per far emergere chiaramente il senso della rete alla base del lavoro LMC. Compatibilmente con le disponibilità dei responsabili, il volantino potrà riportare anche i loghi della stampa comboniana a testimonianza del nostro impegno nell’animazione missionaria. Se possibile, infine, Barbara suggerisce anche di inserire il nuovo logo LMC, ancora in fase di elaborazione. Si conclude con l’idea che Barbara invierà la bozza della brochure, così da confrontarci una volta che l’elaborato sarà più dettagliato e completo.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>5. Formazione comune LMC</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe utile costituire un piccolo gruppo che valuti quanto emerso e faccia delle proposte al Coordinamento, così da poter poi presentare una proposta concreta. Si offrono padre Eliseo, Tony, Virginia Gachomba (LMC Padova).</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>6. Data per incontro concreto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni gruppo dia la propria disponibilità a partire da dicembre perché prima crediamo che non sia semplice fare un incontro, visti gli impegni del mese missionario ed altro.<br />
Iniziamo a confrontarci rispetto alla ricerca di una data nel trimestre gennaio-marzo 2020: sembra che per vari impegni di gruppo o nazionali (Assemblea della missione della provincia italiana a Pesaro verso la fine di gennaio, un possibile incontro a metà febbraio con l’Équipe GIM nazionale&#8230;) non emerga al momento una data unica.<br />
Sottolineando, però, l’importanza di incontrarci (a seguito anche di quanto evidenziato dall’Assemblea di Cavallino), verrà proposto un Doodle con tutti i weekend da gennaio a marzo e si sceglierà quello con maggiori adesioni. Bologna conferma la possibilità ad accoglierci: sul Doodle, comunque, metteremo anche l’opzione della scelta di altri luoghi per l’incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>8. Questione economica</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Assemblea di Cavallino abbiamo avuto un momento di confronto come Coordinamento in cui è emerso che i gruppi daranno un contributo al Coordinamento che poi sarà utilizzato per creare una cassa comune e che da questa saranno presi i diversi contributi. Sarebbe opportuno creare anche in questo caso una piccola équipe di 3 persone che possa valutare una proposta operativa concreta che preveda dove versare le quote (attualmente la normativa del Terzo settore è abbastanza rigida) e come destinare quanto raccolto.<br />
L’équipe dovrebbe valutare anche le proposte di autofinanziamento come progetti, fundraising&#8230; (a tale proposito, lo scorso 26 agosto Barbara Romano ha inviato alcuni esempi di bandi).<br />
Il Coordinamento conferma la proposta di costituire un fondo comune, attraverso la raccolta dei contributi che ogni gruppo, secondo le proprie possibilità, darà. Tale fondo sarà poi utilizzato per diversi scopi: per far fronte a bisogni e necessità dei LMC in Italia, per sostenere progetti dei LMC nel mondo e per partecipare alle spese del Comitato Centrale.<br />
Per valutare concretamente come sia possibile realizzare questo fondo, in osservanza delle normative vigenti in Italia, e per valutare che tipo di progettualità sostenere si decide di fare una piccola commissione. Danno la loro disponibilità Josè e Donatella.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Alle ore 22.40 si decide di interrompere il collegamento, molto disturbato, e di rimandare i punti non discussi ad una prossima data.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">La segreteria,<br />
Donatella De Giorgi e Carlo Fiori</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervento di p. Daniele Moschetti &#8211; seconda parte</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Oct 2019 07:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Incontri e Assemblee]]></category>
		<category><![CDATA[Cavallino2019]]></category>

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