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	<title>Laici Missionari Comboniani &#187; Bologna</title>
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	<description>Coordinamento LMC Italia</description>
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		<title>Incontro 15 dicembre 2019</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 07:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 15 dicembre ci siamo ritrovati come gruppo LMC di Bologna presso il convento dell’Osservanza per passare una giornata insieme all’interno del cammino di riflessione e discernimento che abbiamo scelto come impegno di fondo per quest’anno. Presenti: p. Giovanni, Benedetta, Micaela, Antonio, Stefano, Giuliana, Eileen, Chiara. Desideravamo una giornata in cui a condurci fosse p. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 15 dicembre ci siamo ritrovati come gruppo LMC di Bologna presso il convento dell’Osservanza per passare una giornata insieme all’interno del cammino di riflessione e discernimento che abbiamo scelto come impegno di fondo per quest’anno.<br />
Presenti: p. Giovanni, Benedetta, Micaela, Antonio, Stefano, Giuliana, Eileen, Chiara.<br />
Desideravamo una giornata in cui a condurci fosse p. Giovanni e così è stato.<br />
Siamo partiti col chiederci: <em>Che cosa sta succedendo al nostro gruppo? Perché ai nostri momenti di incontro mensile la partecipazione è sempre più scarsa? Perché c’è tanta stanchezza, confusione, indecisione, mancanza di nuove idee? Cosa stiamo attraversando?</em><br />
Abbiamo iniziato con un momento di preghiera, in sintonia con il tempo di Avvento che stiamo vivendo.<br />
L’Avvento ci porta da una parte a ricercare e farci domande (“<em>Come è possibile?</em>” è la domanda di Maria all’annuncio dell’Angelo), ma dall’altra parte ci chiede di metterci in atteggiamento di ascolto, per essere attenti a ciò che sta accadendo.<span id="more-3459"></span></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><strong>Dal Salmo 85</strong></p>
<p>Signore, sei stato buono con la tua terra,<br />
hai ricondotto i deportati di Giacobbe.<br />
Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo,<br />
hai cancellato tutti i suoi peccati.</p>
<p>Non tornerai tu forse a darci vita,<br />
perché in te gioisca il tuo popolo?<br />
Mostraci, Signore, la tua misericordia<br />
e donaci la tua salvezza.</p>
<p>Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:<br />
egli annunzia la pace<br />
per il suo popolo, per i suoi fedeli,<br />
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.<br />
La sua salvezza è vicina a chi lo teme<br />
e la sua gloria abiterà la nostra terra.</p>
<p>Misericordia e verità s’incontreranno,<br />
giustizia e pace si baceranno.<br />
La verità germoglierà dalla terra<br />
e la giustizia si affaccerà dal cielo.</p>
<p>Quando il Signore elargirà il suo bene,<br />
la nostra terra darà il suo frutto.<br />
Davanti a lui camminerà la giustizia<br />
e sulla via dei suoi passi la salvezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Risonanze</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Vieni, Signore</strong> (David Maria Turoldo)</p>
<p>Vieni di notte,<br />
ma nel nostro cuore è sempre notte:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni in silenzio,<br />
noi non sappiamo più cosa dirci:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni in solitudine,<br />
ma ognuno di noi è sempre più solo:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni, figlio della pace,<br />
noi ignoriamo cosa sia la pace:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni a liberarci,<br />
noi siamo sempre più schiavi:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni a consolarci,<br />
noi siamo sempre più tristi:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni a cercarci,<br />
noi siamo sempre più perduti:<br />
e, dunque, vieni sempre, Signore.</p>
<p>Vieni, Tu che ci ami:<br />
nessuno è in comunione col fratello<br />
se prima non è con Te, o Signore.</p>
<p>Noi siamo lontani, smarriti,<br />
né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo:<br />
vieni, Signore,<br />
vieni sempre, Signore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Preghiere di lode</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Maria, donna che sa gioire e che sa esultare, che si lascia invadere dalla consolazione piena dello Spirito Santo, insegnaci a pregare perché possiamo anche noi scoprire la fonte della gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella casa di Elisabetta, tua cugina, sentendoti accolta e capita nel tuo intimo segreto, prorompesti nell’inno di esultanza del cuore, parlando di Dio, di te in rapporto a Lui, e della inaudita avventura già avviata di essere madre di Cristo e di noi tutti, popolo santo di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Insegnaci a dare un ritmo di speranza e fremiti di gioia alle nostre preghiere, a volte logorate da amari piagnistei e intrise di mestizia quasi d’obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Vangelo ci parla di te, Maria, e di Elisabetta: ambedue custodivate nel cuore qualcosa, che non osavate o non volevate manifestare a nessuno.<br />
Ciascuna di voi, però, si sentì compresa dall’altra, quel fatidico giorno della visitazione e aveste parole e preghiera di festa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vostro incontro divenne liturgia di ringraziamento e di lode al vostro ineffabile Dio.<br />
Tu, donna della gioia profonda, cantasti il Magnificat, rapita e stupita di quanto il Signore andava operando nell’umile sua serva.</p>
<p style="text-align: justify;">Magnificat è il grido, l’esplosione della gioia, che scoppia dentro ciascuno di noi, quando si sente accolto e compreso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lettura del Vangelo secondo Giovanni</strong> (1,35-39)</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!». I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?». Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la preghiera abbiamo quindi cominciato la nostra riflessione.<br />
Uno sguardo sulla situazione attuale dei gruppi LMC in Italia mette in evidenza il fatto che non solo noi stiamo attraversando un momento critico, ma che un po’ tutti i gruppi lo stanno vivendo, da chi sta sentendo bisogno di un aiuto, chi trova difficoltà nel rinnovarsi, chi non riesce ad andare avanti…<br />
<em>A cosa possiamo far risalire questi problemi, solamente a noi? O ci sono altri cause?</em><br />
La nostra riflessione si è sviluppata su due livelli: un primo sguardo sul mondo esterno, per poi dare voce alle problematiche interne al gruppo.<br />
Oggi infatti non possiamo non domandarci cosa stia succedendo a livello mondiale. Quello che accade fuori è uno specchio di ciò che accade anche dentro di noi e il contesto in cui viviamo non può che avere forti ripercussioni anche sull’interno, su di noi, sulle istituzioni, sulla Chiesa, sul sistema…<br />
La società di oggi sembra malata e intrisa di ODIO… il movimento delle “Sardine” partito da Bologna, sia che lo si apprezzi o meno, ha comunque messo in luce che le persone vogliono dire BASTA ma che non hanno nulla da proporre… semplicemente vogliono dire BASTA!<br />
La nostra vita quotidiana oggi è molto più complessa di quella che si viveva anni fa, oggi abbiamo molti più impegni, più burocrazia, più insicurezza, più intrusioni nella nostra vita privata. E abbiamo sempre meno tempo per noi stessi, meno solidarietà sociale, meno…<br />
È per questo che tutti cerchiamo di semplificare, tagliando gli impegni a lunga durata per sopravvivere, pensando così di avere un miglioramento nella nostra vita, che inevitabilmente però non avvertiamo. Quello che decidiamo di tagliare sono in generale le iniziative più rischiose, le scelte più esigenti o che ci mettono davanti e ci ricordano la fragilità della nostra vita o ancora ciò che più scombussola la nostra routine quotidiana. Ma dopo tutti questi tagli la nostra vita non migliora… ci ritroviamo a volte ancora più soli e scontenti.<br />
La nostra società sta offrendo molte false illusioni, “tappabuchi” per le nostre giornate; un esempio sono i <em>social network</em> che ci permettono di fare senza muoversi di casa, incontrarci virtualmente senza organizzarci. In realtà più siamo connessi, più ci ritroviamo soli.<br />
D’altro canto chi scommette su proposte alternative per lo più non trova adesioni.<br />
Prendendo coscienza di tutto ciò, quello che è necessario fare è “riposizionarsi”… fare scelte contro corrente (alcuni esempi che già qualcuno di noi porta avanti: no TV, no cellulare, no <em>social</em>…) pur sapendo che questo ci metterà il resto del mondo contro.<br />
Smettere di impegnarsi, di credere nelle nostre lotte significa rimanere soffocati, morire un po’ alla volta. Il sistema economico oggi travolge tutto e soprattutto soffoca chi tenta di resistere, soffoca il piccolo che tenta di andare su strade alternative.<br />
Per quanto riguarda la questione ecclesiale, che ci riguarda più da vicino, oggi stiamo vivendo un tempo di grazia, sull’onda delle novità apportate dal nostro papa Francesco. Purtroppo però all’interno della Chiesa questo vento di novità porta divisione e spaccature tra cattolici conservatori e cattolici che sentono l’esigenza di un rinnovamento. Ce ne siamo accorti ancora di più con il Sinodo sull’Amazzonia voluto dal papa. Papa Francesco sta offrendo alternative ad un sistema che, oggi come oggi, non ha più senso di esistere.<br />
La Chiesa di papa Francesco è una Chiesa che dialoga col mondo, che si mette al servizio, che non è al centro del mondo, ma che ruota attorno al mondo.<br />
Lo stesso problema si vive a livello diocesano: anche a Bologna i cambiamenti che il nostro vescovo Zuppi vorrebbe apportare richiederanno tempi lunghissimi, perché trova forti resistenze all’interno della Diocesi stessa (come ad esempio le Unità pastorali).<br />
E noi? Non possiamo certo starcene a guardare da fuori, dobbiamo perciò chiederci come porci all’interno della Chiesa. Dobbiamo trovare strade alternative, essere un gruppo che offra alternative, dove vivere la fede in modo coerente al Vangelo. Per far questo è importante stringere alleanze con i piccoli gruppi che ci camminano a fianco.<br />
Non è solo la Chiesa che sta cambiando, ma anche il mondo missionario. Un tempo il missionario era colui che portava civiltà, fede, conversioni, nuove condizioni di vita. Questa era la missione coloniale, ma qualcuno è ancora impostato così. Oggi la missione non può più offrire questo, non può più essere così! Oggi è missionario chi cammina al fianco dei fratelli e chi vive in Europa è missionario forse ancora più di chi parte!<br />
Anche all’interno dei Comboniani occorre questo cambio di rotta, altrimenti si andrà incontro a grandi frustrazioni se non al fallimento, occorre un rinnovamento o saremo spazzati via… un primo segno di questo è che oggi non abbiamo giovani in formazione in Italia che chiedono di diventare Comboniani.<br />
Il nostro gruppo quindi deve confrontarsi maggiormente con questa realtà complessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Condivisioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le condivisioni che ci hanno fatto capire quanto per ognuno di noi questo gruppo sia importante abbiamo proseguito con la lettura del <strong>Vangelo di Marco</strong> (10,17-22).</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: <em>Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre</em>». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va&#8217;, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell’uomo non ha un nome, è un tale di cui sappiamo solo che è molto ricco. Per tutti è semplicemente il giovane ricco. Nel Vangelo altri ricchi hanno incontrato Gesù: Zaccheo, Levi, Lazzaro, ma hanno un nome; qui la sua identità è associata alla sua ricchezza. Però appare una persona che cerca con sincerità e slancio; e cerca qualcuno, un maestro, perché lo aiuti nella sua ricerca di senso. Ha tutto ma non è contento.<br />
Gesù non gli risponde in modo meccanico, ma gli pone a sua volta un’altra domanda. Apre un varco per entrare nella vita della persona che ha davanti e cerca di indirizzarlo nel cammino.<br />
Prima di presentare la lista dei comandamenti da osservare, Gesù presenta la bontà di Dio, di fronte a questa bontà ben poca cosa sono le nostre azioni, l’osservanza delle leggi.<br />
È una precisazione importante: <strong>solo Dio è buono</strong>. Non lo sono i nostri valori, non lo sono i nostri gesti, non lo siamo noi. Soltanto Dio può rivendicare per sé questa bontà. Solo riconoscendo questa bontà che ci precede riusciamo anche a impegnarci eticamente e con successo: i comandamenti non sono più uno sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il buono è diverso dal fare. È il bene che orienta il fare.</strong> Gesù gli prospetta qualcosa che va oltre il fare. Solo a partire dalla bontà di Dio, si possono affrontare scelte coraggiose!<br />
Notiamo che Gesù non gli ricorda i primi 3 comandamenti (che sono quelli riguardanti il rapporto dell’uomo con Dio), ciò perché per trovare il Dio giusto è necessario compiere un percorso a partire dagli altri comandamenti incentrati sul nostro rapporto con l’altro. Un aspetto interessante riguarda il fatto che i comandamenti elencati non seguono l’ordine usuale: ad esempio, il 4° comandamento, onora il padre e la madre, viene per ultimo. Ciò vuol dire che non dobbiamo fare le cose secondo obbedienza ai genitori, ma scoprire il bene in prima persona. E anche il “non uccidere” posso leggerlo come lasciare vivere l’altro dentro di me, dandogli il giusto spazio e lavorandoci perché le fragilità dell’altro entrino dentro di me. A volte i nostri atteggiamenti comportano un attentato alla vita dell’altro, nel nostro rapporto con l’altro capita di fare confusione. Invece è necessario dare un ordine agli affetti e alle sensibilità, costruendo rapporti sani in modo da dare prevalenza ai valori del cuore. Si tratta di imparare ad amare senza essere consumati, acquistare energia quando facciamo qualcosa per gli altri.<br />
<strong>Versetto 21:</strong> è il punto centrale. La trasformazione di ciò che si ha in bene da condividere e donare all’altro può diventare un tesoro nei cieli, mentre l’attaccamento ai propri beni ostacola la nostra felicità. Si tratta di giocarsi e perdersi a favore degli altri; vuol dire vendere e regalare ciò che teniamo per noi stessi in termini di tempo, energie, interessi per donarlo agli altri. Non si tratta di diventare tutti come san Francesco, ma lasciare qualcosa che si ha e mettere al suo posto i poveri: solo così la vita guadagna in qualità. Dobbiamo sempre chiederci se le cose che facciamo sono perché vogliamo davvero che gli altri entrino nella nostra vita o per altro. Peccato non è diventare ricchi, ma arricchire da soli, per se stessi! E le ricchezze non sono solo i soldi, ma la salute, il tempo, le amicizie, la gioia, la fede, Dio…<br />
<strong>La tristezza del giovane:</strong> il giovane cercava una ricetta che fosse risposta automatica alla sua domanda; ma davanti alla proposta di Gesù, che non è scontata, se ne va triste. Non ci sono due Vangeli: uno per le persone comuni e uno per i religiosi; ce n’è uno uguale per tutti, ognuno nello stato in cui si trova.<br />
<strong>In conclusione,</strong> la vita cristiana è un’esaltazione dell’umanità, umanità che diventa divina attraverso Dio che diventa umano, di carne. L’uomo può gustare la vita eterna qui sulla terra quando ama pienamente: l’amore vissuto pienamente è un momento di eternità. La conversione non è cambiare le cose che si fanno, ma cambiare il modo di vederle; anche per avere un’altra visione di Dio che non diventa più il Dio che limita, castiga e punisce ma il Dio buono, il Dio giusto che guida i nostri passi.<br />
Il nostro incontro si è infine concluso con la celebrazione della Santa Messa.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Un grazie di cuore va a padre Giovanni per questa giornata che ci ha dedicato e per il tempo che sempre ci ha dedicato in questi anni… la sua espressione incredula, quando ci ha presentato il suo schema per la giornata di oggi, dicendo “Ho fatto tutto io…!!!” non si legge tra le righe… ma è molto significativa del suo modo di accompagnarci… in questi anni si è sempre fatto da parte lasciando che fossimo noi a guidare ogni incontro, ogni momento importante, ogni riunione, ogni attività… dandoci forza con la sola sua presenza rassicurante (non è mai mancato ad un incontro!), facendoci sempre sentire a casa nostra nella famiglia comboniana, ascoltandoci e guidandoci senza mai limitare la libertà delle nostre scelte.<br />
Il nostro cammino di discernimento comunitario proseguirà nel 2020, il prossimo appuntamento si sarà il 2 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">Auguri a tutti di un buon anno nuovo!</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetta e Eileen</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un cuore missionario [...] deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada (EG 45).</em></p>
<p>
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		<title>Messa di invio</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 19:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 13 giugno alle 20.30 nella chiesa di S. Lorenzo, a Bologna, è stata celebrata la messa di invio con l’arcivescovo Zuppi; la diocesi di Bologna mi invia in missione come fidei donum. Questo mio secondo mandato ad extra nasce all’interno del centro missionario diocesano, di cui faccio parte, che ha deciso di creare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 13 giugno alle 20.30 nella chiesa di S. Lorenzo, a Bologna, è stata celebrata la messa di invio con l’arcivescovo Zuppi; la diocesi di Bologna mi invia in missione come <em>fidei donum</em>.<br />
Questo mio secondo mandato <em>ad extra</em> nasce all’interno del centro missionario diocesano, di cui faccio parte, che ha deciso di creare una collaborazione con la diocesi di San Salvador di Bahia, aprendo nuove strade di partecipazione e cooperazione tra le due diocesi. Questo mi fa molto piacere perché permetterebbe al centro missionario – impegnato attualmente solo in Tanzania (diocesi di Iringa) – di aprire una finestra alla realtà latinoamericana.<br />
È anche una partenza “insolita” all’interno dei LMC, perché non è un progetto dei religiosi o dei laici comboniani, ma frutto di una collaborazione esterna e forse possibile apripista per il futuro.<span id="more-3248"></span><br />
Continuerò a rimanere all’interno della famiglia comboniana come LMC, tenendo i contatti e le relazioni con i vari gruppi locali, con il Coordinamento nazionale e con il Comitato centrale che ha approvato la mia scelta con queste parole: “La missione è di Dio e non degli uomini”.<br />
Farò vita comunitaria nella <a href="http://igrejadatrindade.blogspot.com/" target="_blank"><em>Comunidade da Trindade</em></a>, che accoglie persone di strada e mi dedicherò all’accoglienza e all’ascolto delle persone che sono accolte, oltre a laboratori e servizi, tra cui un giornale di strada che la comunità offre.<br />
Sarà un’esperienza completamente nuova; concreta e forte, dura e autentica, come il dormire per terra, condividere i problemi legati alla strada fatti di marginalità, dipendenza e resurrezione. Ma, come dice il Comboni: “Audacia e tenacia nel cammino”. E aggiungo: “Con i piedi ben saldi per terra e con gli occhi sempre rivolti al cielo”.</p>
<p><a href="http://igrejadatrindade.blogspot.com/"> </a><em>Vi auguro di vestirvi con un vestito che non seguirà mai la moda.</em><br />
<em>Vi auguro robuste speranze ai piedi.</em><br />
<em>Pantaloni fatti di impegno, le maglie che abbiano due colori:</em><br />
<em>quello della libertà e della corresponsabilità.</em><br />
<em>E portate un bel cappello, quello della conoscenza e dello spirito critico.</em><br />
<em>Dobbiamo vestirci di tutto questo, sempre.</em><br />
(don Luigi Ciotti)</p>
<p><a href="http://igrejadatrindade.blogspot.com/"> </a></p>
<p style="text-align: right;">Emma Chiolini</p>
<p>
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		</item>
		<item>
		<title>Incontro 27 ottobre 2018</title>
		<link>http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-27-ottobre-2018/</link>
		<comments>http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-27-ottobre-2018/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 10:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[CUSTODIRE PICCOLI PARTICOLARI &#160; Tutti uniti nella vita andiamo cercando l’orizzonte: rischia, fai qualcosa in più, rischia, impegnati senza vacillare; nessun cammino è lungo per chi crede e nessuno sforzo è grande per chi ama. Pietra su pietra si alza il sogno, cambiamo le promesse in realtà, lottiamo come fratelli per la giustizia. Seminiamo l’aurora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>CUSTODIRE PICCOLI PARTICOLARI</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Tutti uniti nella vita andiamo</em><br />
<em>cercando l’orizzonte:</em><br />
<em>rischia, fai qualcosa in più,</em><br />
<em>rischia, impegnati senza vacillare;</em><br />
<em>nessun cammino è lungo per chi crede</em><br />
<em>e nessuno sforzo è grande per chi ama.</em><br />
<em>Pietra su pietra si alza il sogno,</em><br />
<em>cambiamo le promesse in realtà,</em><br />
<em>lottiamo come fratelli per la giustizia.</em><br />
<em>Seminiamo l’aurora oggi di un giorno nuovo.</em></p>
<p style="text-align: center;">Canto popolare dell’America Latina</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3034" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/gesù-in-cammino.gif" alt="" width="200" height="176" />Riprendiamo il nostro cammino insieme&#8230; dopo esserci lasciati guidare dalla lettura della <em>Laudato </em><em>s</em><em>i’</em> di papa Francesco e dopo aver incontrato, riflettuto col sussidio “Curando”, tenendo sempre come punto di riferimento i Nuovi Stili di Vita, in questo nuovo anno vogliamo sentirci <strong>una comunità capace di CUSTODIRE PICCOLI PARTICOLARI</strong>, come ci indica il papa nella <em>Gaudete et ex</em><em>s</em><em>ultate</em>.<span id="more-3032"></span></p>
<p style="text-align: justify;">141. La santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due.<br />
143. La vita comunitaria, in famiglia, in parrocchia, nella comunità religiosa o in qualunque altra, è fatta di tanti piccoli dettagli quotidiani.<br />
144. Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari.<br />
Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa.<br />
Il piccolo particolare che mancava una pecora.<br />
Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine.<br />
Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda.<br />
Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano.<br />
Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba.<br />
145. La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nel nostro gruppo vogliamo iniziare ad essere attenti ai piccoli particolari per scoprire <strong>la santità della porta accanto</strong>, accessibile a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">7. Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. In questa costanza per andare avanti giorno dopo giorno vedo la santità della Chiesa militante. Questa è tante volte la santità “della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le parole “guida”, gesti quotidiani, che abbiamo scelto: </strong>Servizio, Silenzio, Sorriso, Ascolto, Perdono, Condivisione, Rispetto, Abbraccio.</p>
<p><strong>Segni e gesti:</strong> sporchiamoci le mani &#8211; il grembiule.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>TESTIMONI</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E dove è amore, vi è sempre servizio.</em><br />
<em> <strong>Il frutto dell’amore è il servizio.</strong></em><br />
<em> Il frutto del servizio è la pace.</em><br />
<em> Nel nostro servizio non contano i risultati, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo.</em><br />
<em> Per noi, servire è un privilegio e quello che cerchiamo di dare è un servizio vero, offerto con tutto il cuore.</em></p>
<p>Madre Teresa</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ognuno può essere grande&#8230; perché <strong>ognuno può servire</strong>. Non è necessario avere una laurea per servire. Non è necessario concordare soggetto e verbo per servire. È necessario solamente un cuore pieno di grazia. Un’anima generata dall’amore.</em></p>
<p>M. L. King</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che cos’è il servizio? Possiamo pensare che consista solo nell’essere ligi ai propri doveri o nel compiere qualche opera buona. Ma per Gesù è molto di più. Egli ci chiede, anche con parole molto forti, radicali, una disponibilità totale, una vita a piena disposizione, senza calcoli e senza utili. [...] Non siamo chiamati a servire solo per avere una ricompensa, ma per imitare Dio, fattosi servo per nostro amore. E non siamo chiamati a servire ogni tanto, ma a vivere servendo. <strong>Il servizio è allora uno stile di vita, anzi riassume in sé tutto lo stile di vita cristiano</strong>: servire Dio nell’adorazione e nella preghiera; essere aperti e disponibili; amare concretamente il prossimo; adoperarsi con slancio per il bene comune.</em></p>
<p>Papa Francesco</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SERVIZIO E MISSIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il missionario deve spesso riflettere e meditare che egli lavora sì in un’opera di altissimo merito, ma sommamente ardua e laboriosa, per essere una pietra nascosta sotterra, che forse non verrà mai alla luce&#8230; e quindi, spoglio assolutamente di se stesso e privo di ogni umano conforto, lavora unicamente per il suo Dio, per le anime più abbandonate della terra, per l’eternità</em> (Daniele Comboni).</p>
<p style="text-align: justify;">Il missionario/discepolo di Gesù è spoglio di se stesso perché sa che <strong>semina speranza, amore e servizio con la propria vita, ma non sa cosa raccoglierà.</strong> Per questo motivo chi soffrisse troppo la “sindrome di protagonismo, di grandezza umana o di primo della classe” è meglio che si renda conto quanto prima che cammina dietro un Dio Servo, umiliato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla luce della Parola di Dio, </strong><strong>s</strong><strong>cegliamo 3 verbi CONCRETI, 3 azioni che ci guidano alla scoperta del significato della parola “servizio” e meditiamo</strong> insieme su uno dei 3 brani suggeriti.</p>
<p>1) DARE, SCENDERE, SERVIRE: Matteo 23,1-12<br />
2) ABBASSARSI, METTERSI AL SERVIZIO, DARE LA VITA: Marco 10,35-45<br />
3) VEDERE, FERMARSI, TOCCARE: Luca 10,25-35</p>
<p>Rispondiamo:<br />
• COSA DICE LA PAROLA?<br />
• COSA DICE A ME?<br />
• COSA MI FA DIRE AGLI ALTRI?</p>
<p style="text-align: center;"><em>Insegnaci, Signore, a non amare solo noi stessi,</em><br />
<em> a non amare soltanto i nostri cari,</em><br />
<em> a non amare soltanto quelli che ci amano.</em><br />
<em> Insegnaci a pensare agli altri,</em><br />
<em> ad amare anzitutto quelli che nessuno ama.</em><br />
<em> Concedici la grazia di capire che in ogni istante,</em><br />
<em> mentre noi viviamo una vita</em><br />
<em> troppo felice e protetta da te,</em><br />
<em> ci sono milioni di esseri umani,</em><br />
<em> che pure sono tuoi figli e nostri fratelli,</em><br />
<em> che muoiono di fame</em><br />
<em> senza aver meritato di morire di fame,</em><br />
<em> che muoiono di freddo</em><br />
<em> senza aver meritato di morire di freddo.</em><br />
<em> Signore abbi pietà di tutti i poveri del mondo;</em><br />
<em> e non permettere più, o Signore,</em><br />
<em> che viviamo felici da soli.</em><br />
<em> Facci sentire l’angoscia della miseria universale</em><br />
<em> e liberaci dal nostro egoismo.</em></p>
<p style="text-align: center;">Raoul Follereau</p>
<p><strong>Matteo 23,1-12</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. <strong>Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Questo Vangelo brucia le labbra di tutti coloro “che dicono e non fanno”, magari credenti, ma non credibili. Esame duro quello della Parola di Dio, e che coinvolge tutti: infatti nessuno può dirsi esente dall’incoerenza tra il dire e il fare. Che il Vangelo sia un progetto troppo esigente, perfino inarrivabile? Che si tratti di un’utopia, di inviti “impossibili”, come ad esempio: «Siate perfetti come il Padre». Ma Gesù conosce bene quanto sono radicalmente deboli i suoi fratelli, sa la nostra fatica. E nel Vangelo vediamo che si è sempre mostrato premuroso verso la debolezza, come fa il vasaio che, se il vaso non è riuscito bene, non butta via l’argilla, ma la rimette sul tornio e la riplasma e la lavora di nuovo. Sempre premuroso come il pastore che si carica sulle spalle la pecora che si era perduta, per alleggerire la sua fatica e il ritorno sia facile. Sempre attento alle fragilità, come al pozzo di Sicar quando offre acqua viva alla samaritana dai molti amori e dalla grande sete.<br />
Gesù non si scaglia mai contro la debolezza dei piccoli, ma contro l’ipocrisia dei pii e dei potenti, quelli che redigono leggi sempre più severe per gli altri, mentre loro non le toccano neppure con un dito. Anzi, più sono inflessibili e rigidi con gli altri, più si sentono fedeli e giusti.<br />
Gesù non rimprovera la fatica di chi non riesce a vivere in pienezza il sogno evangelico, ma l’ipocrisia di chi neppure si avvia verso l’ideale, di chi neppure comincia un cammino, e tuttavia vuole apparire giusto. <strong>Non siamo al mondo per essere immacolati, ma per essere incamminati; non per essere perfetti ma per iniziare percorsi.</strong><br />
Se l’ipocrisia è il primo peccato, il secondo è la vanità: «tutto fanno per essere ammirati dalla gente», vivono per l’immagine, recitano. E il terzo errore è l&#8217;amore del potere. A questo oppone la sua rivoluzione: «non chiamate nessuno “maestro” o “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre, quello del cielo, e voi siete tutti fratelli».<br />
Ed è già un primo scossone inferto alle nostre relazioni asimmetriche. Ma la rivoluzione di Gesù non si ferma qui, a un modello di uguaglianza sociale, prosegue con un secondo capovolgimento: <strong>il più grande tra voi sia vostro servo. Servo è la più sorprendente definizione che Gesù ha dato di se stesso: Io sono in mezzo a voi come colui che serve. Servire vuol dire vivere «a partire da me, ma non per me»</strong>, secondo la bella espressione di Martin Buber. Ci sono nella vita tre verbi mortiferi, maledetti: avere, salire, comandare. Ad essi <strong>Gesù oppone tre verbi benedetti: dare, scendere, servire. Se fai così sarai felice.</strong></p>
<p><strong>Marco 10,35-45</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. <strong>Fra voi però non sia così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Vangelo dei paradossi perenni, della più sorprendente autodefinizione di Gesù: «venuto per servire». Tutto nasce dal fatto che Giovanni, il discepolo amato, chiede di essere al primo posto: la ricerca del primo posto è una passione così forte che penetra e avvolge il cuore di tutti. Pericolosamente: «Non sapete quello che chiedete!». Non avete capito ancora a cosa andate incontro, quali argini rompete con questa domanda, che cosa scatenate con questa fame di potere.<br />
Per il Vangelo, invece, essere alla destra e alla sinistra di Cristo, vuol dire occupare due posti sul Golgota, quell’ultimo venerdì; vuol dire essere con Gesù lungo tutta la sua vita, quando è voce di Dio e bocca dei poveri, e fa dei piccoli i principi del suo Regno, quando è disarmato amore. Stare a destra e a sinistra di questa vita vuol dire bere alla coppa di chi ama per primo, ama in perdita, ama senza contare e calcolare. Con Gesù, tutto ciò che sappiamo dell’amore / è che l’amore è tutto (E. Dickinson).<br />
«Sono venuto per essere servo». La più spiazzante di tutte le definizioni di Dio. Parole da vertigine: Dio mio servitore! Dio non tiene il mondo ai suoi piedi, è inginocchiato Lui ai piedi delle sue creature. I grandi della storia erigono troni al proprio ego smisurato, Dio non ha troni, cinge un asciugamano e vorrebbe fasciare le ferite della terra con bende di luce. Non cercarlo al di sopra dei cieli è disceso e si dirama nelle vene del mondo, non sopra di te ma in basso, il più vicino possibile alla tua piccolezza. Perché essere sopra l’altro è la massima distanza dall’altro. L’Onnipotente può solo ciò che l’amore può: servire ogni respiro, invece di mietere le nostre povere messi seminare ancora ad ogni stagione. Capovolgimento, punto di rottura dei vecchi pensieri su Dio e sull’uomo. Appare un tutt’altro modo di essere da cui germina la parola di Gesù: <strong>«Tra voi non sia così!». Tra voi cose di cielo! Tra voi un altro mondo! Tra voi una storia altra, un altro cuore!</strong> E farai così, perché così fa Dio. <strong>Ma io tremo se penso alla brocca e all’asciugamano. È così duro servire ogni giorno, custodire germogli, vegliare sui primi passi della luce, benedire ciò che nasce. Il cuore è subito stanco. Non resta che lasciarsi abitare da lui, irradiare di </strong><strong>V</strong><strong>angelo. Se Dio è nostro servitore, servizio è il nome nuovo della storia, il nome segreto della civiltà.</strong></p>
<p><strong>Luca 10,25-35</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa&#8217; questo e vivrai».<br />
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Una parabola che non mi stanco di ascoltare; un racconto che continuo ad amare perché generativo di umano, perché contiene il volto di Dio e la soluzione possibile dell’intero dramma dell’uomo. Chi è il mio prossimo? È la domanda di partenza. La risposta di Gesù opera uno spostamento di senso (chi di questi tre si è fatto prossimo?) ne modifica radicalmente il concetto: tuo prossimo non è colui che tu fai entrare nell’orizzonte delle tue attenzioni, ma <strong>prossimo sei tu quando ti prendi cura di un uomo; non chi tu ami, ma tu quando ami.</strong> Il verbo centrale della parabola, quello da cui sgorga ogni gesto successivo del samaritano è espresso con le parole “ne ebbe compassione”. Che letteralmente nel Vangelo di Luca indica l’essere preso alle viscere, come un morso, un crampo allo stomaco, uno spasmo, una ribellione, qualcosa che si muove dentro, e che è poi la sorgente da cui scaturisce la misericordia fattiva. Compassione è provare dolore per il dolore dell’uomo, la misericordia è il curvarsi, il prendersi cura per guarirne le ferite. Nel Vangelo di Luca “provare compassione” è un termine tecnico che indica una azione divina con la quale il Signore restituisce vita a chi non ce l’ha. Avere misericordia è l’azione umana che deriva da questo “sentimento divino”. I primi tre gesti del buon samaritano: vedere, fermarsi, toccare, tratteggiano le prime tre azioni della misericordia. <strong>Vedere</strong>: vide e ne ebbe compassione. Vide le ferite, e si lasciò ferire dalle ferite di quell’uomo. Il mondo è un immenso pianto, e «Dio naviga in un fiume di lacrime» (Turoldo), invisibili a chi ha perduto gli occhi del cuore, come il sacerdote e il levita. Per Gesù invece guardare e amare erano la stessa cosa: lui è lo sguardo amante di Dio. <strong>Fermarsi</strong>: interrompere la propria strada, i propri progetti, lasciare che sia l’altro a dettare l’agenda, fermarsi addosso alla vita che geme e chiama. Io ho fatto molto per questo mondo ogni volta che semplicemente sospendo la mia corsa per dire “grazie”, per dire “eccomi”. <strong>Toccare</strong>: il samaritano si fa vicino, versa olio e vino, fascia le ferite dell’uomo, lo carica, lo porta. Toccare è parola dura per noi, convoca il corpo, ci mette alla prova. Non è spontaneo toccare il contagioso, l’infettivo, il piagato. Ma nel Vangelo ogni volta che Gesù si commuove, si ferma e tocca. Mostrando che amare non è un fatto emotivo, ma un fatto di mani, di tatto, concreto, tangibile. Il samaritano si prende cura dell’uomo ferito in modo addirittura esagerato. Ma proprio in questo eccesso, in questo dispendio, nell’agire in perdita e senza contare, in questo amore unilaterale e senza condizioni, diventa lieta, divina notizia per la terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo chiamati a sognare una Chiesa scalza e con il grembiule, senza paludamenti e apparati, che sia autorevole non per la dottrina ma per la misericordia; per la quale di non negoziabile siano non i principi, ma solo l’uomo. Autorevole perché si abbassa, pulisce, lava, solleva come il samaritano buono, che conosce l’arte della prossimità, con il suo ritmo abbracciante, in un’epoca ferita dalla diffidenza. Il mondo non ha bisogno di giudici ma di samaritani.</p>
<p style="text-align: right;">Commento ai testi evangelici di p. Ermes Ronchi</p>
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		<title>Cammino 2018-2019</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2018 18:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino di formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Bologna-2018-2019.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter size-large wp-image-3027" title="scarica il pieghevole" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Bologna-2018-2019-1024x723.jpg" alt="" width="400" height="282" /></a></p>
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		<title>Convivenza 16-17 giugno 2018</title>
		<link>http://www2019.laicicomboniani.it/convivenza-16-17-giugno-2018/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2018 06:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 16 e domenica 17 giugno ci siamo ritrovati presso l’Osservanza di Bologna per un momento di convivenza, per pregare insieme e riflettere su Missione dei Laici Missionari Comboniani: sfide, sogni, speranze, guidati da padre Giovanni Munari. Sabato pomeriggio erano presenti per il gruppo di Bologna: Micaela, Emma, Chiara, Eileen, Agostino, Giuliana, Annalisa e Michele; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sabato 16 e domenica 17 giugno ci siamo ritrovati presso l’Osservanza di Bologna per un momento di convivenza, per pregare insieme e riflettere su <strong><em>Missione dei Laici Missionari Comboniani: sfide, sogni, speranze</em></strong>, guidati da padre Giovanni Munari.<br />
Sabato pomeriggio erano presenti per il gruppo di Bologna: Micaela, Emma, Chiara, Eileen, Agostino, Giuliana, Annalisa e Michele; per il gruppo di Padova: Fabrizio, Francesca, Dorella e Roberto.<br />
Siamo partiti dal significato del termine <em>missione</em> e dalla Parola.<br />
Padre Giovanni per cominciare ci ha ricordato che il Vangelo è uno solo per tutti: laici, preti, suore, ecc. Le Beatitudini sono un ideale di vita per tutti, non solo per i consacrati.<br />
Il Battesimo ricevuto dà pieno diritto (e dovere) a ciascun laico di sentirsi parte integrante della Chiesa, di annunciare il Vangelo, di lavorare per la Chiesa; è un “diritto di cittadinanza” all’interno della Chiesa per tutti i battezzati. E se vogliamo costruire qualcosa lo dobbiamo fare sulla Parola, non sui documenti.<span id="more-2980"></span><br />
<a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/giugno2018.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2982" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/giugno2018-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Ci siamo posti alcune domande: cosa vuol dire fare del Vangelo l’ideale della nostra vita? La Chiesa oggi è andata “fuori strada”? Cosa ci chiede lo Spirito? Perché papa Francesco parla tanto della necessità di rinnovare la liturgia? Sentiamo anche noi questa esigenza? Sentiamo presenti Fede e Vita nelle liturgie delle nostre chiese?<br />
Quindi partendo da chi siamo e ricordando che il fondamento della nostra fede è la Parola, che celebriamo nella liturgia, ci siamo soffermati sul nostro rapporto con il mondo come Chiesa.<br />
La grande rivoluzione è quella di capire che la Chiesa non è il centro del mondo, ma <em>è la Chiesa che ruota attorno al mondo</em>, proprio come è stato per la rivoluzione copernicana. E il rinnovamento della Chiesa passa anche dalla liturgia.<br />
A questo punto abbiamo dato spazio al confronto: come gruppi di Bologna e Padova abbiamo parlato degli impegni portati avanti nel territorio, durante quest’anno appena concluso. Abbiamo sottolineato la ricchezza che ciascuno dei nostri gruppi porta dopo anni di cammino e che rischiamo di perderla, disperderla e non riconoscerla per mancanza di una memoria comune.<br />
Dopo la riflessione, attorno alla Parola ciascuno di noi ha presentato un segno del cammino di quest’anno: il volantino delle <em>Apericene dei Popoli</em> organizzate a Padova, il volantino degli incontri nelle parrocchie sui nuovi stili di vita organizzati a Bologna, alcuni libri significativi (tra cui <em>Ave Mary</em> di Michela Murgia), la huipala, una matita riciclata all’80% che non si rompe e scrive anche senza punta, il cartellino del ritiro con il nostro nome, l’olio di nardo.<br />
Dopo cena ci siamo ritrovati per ascoltare le testimonianze di sr. Elisabetta Raule e sr. Federica Farolfi, missionarie comboniane rispettivamente in Ciad e in Repubblica Centrafricana. È stato bello sentire quanta gioia e passione guida i loro passi seppure nelle difficoltà che ogni giorno incontrano nel loro lavoro tra queste popolazioni. Elisabetta, medico che ogni giorno opera tante persone con gravissime ferite da armi da fuoco e da taglio, per la guerra interna che imperversa in Ciad. Federica, infermiera che lavora tra i pigmei nella foresta.<br />
Domenica mattina era presente solo il gruppo di Bologna: Giuliana, Emma, Annalisa, Chiara, Micaela, Eileen, Lise, Agostino, Michele.<br />
Siamo ripartiti dal Vangelo di Giovanni (6,1-14): Gesù chiede ai discepoli dopo la moltiplicazione dei pani di raccogliere i pezzi avanzati <em>«Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto»</em>. Cosa ne avranno fatto? <em>“Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d&#8217;orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato”</em>. Quale sarà la ragione di tanta ricchezza? Dobbiamo fare attenzione che nulla si perda e pensando ai nostri gruppi questo Vangelo ci invita a recuperare le ricchezze dei nostri cammini sparsi in tutta Italia.<br />
Abbiamo quindi letto alcune parti di un documento del 1994: <a href="http://www.lmcomboni.org/documentos/Laicatomissionariocomboniano1994Italiano.pdf" target="_blank"><em>Lettera del Superiore Generale e suo Consiglio a tutti i confratelli sul LAICATO MISSIONARIO COMBONIANO</em></a>. Consigliamo a tutti di riprenderlo in mano. Ci ha sorpreso leggere alcune definizioni che affermano l’importanza dei laici comboniani all’interno dell’Istituto; definisce l’identità del laico missionario comboniano (<em>“toccati, ispirati e contagiati dal carisma di Comboni”</em>), la differenza tra un volontario e un laico missionario, e altre forme di vicinanza e di impegno missionario. Chi sapeva dell’esistenza dei <em>Comboniani Associati</em>?<br />
<em>&#8220;I LMC costituiscono un fatto nuovo che esige da noi fiducia, disponibilità e creatività&#8230;”</em> scrive il Superiore Generale e tante altre belle cose che rinsaldano la forte relazione tra religiosi e laici all’interno della famiglia comboniana. Prima di tutto però questo documento ci ricorda che essere LMC è una vocazione; se è ispirata da Dio cresce come quel seme gettato nella terra, di notte e di giorno, che si dorma o che si vegli. E qui tutti dobbiamo prenderci un tempo per riflettere sulla nostra vocazione.<br />
A settembre ripartiremo per dare forma e contenuto al nostro cammino del prossimo anno, preparandoci ad affrontare con fede e coraggio le sfide che ci si presenteranno, certi che non siamo soli in questo cammino!</p>
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		<title>Cambiare il mondo con i nuovi stili di vita</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Dec 2017 09:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Noi del gruppo Laici Missionari Comboniani di Bologna abbiamo deciso di “uscire”. Uscire per incontrare le comunità parrocchiali, per riflettere e condividere sui Nuovi Stili di Vita. Condividere Testa: per capire i fenomeni in cui siamo immersi. Condividere Cuore: per sostenere le necessità di cambiamento interiore ed esteriore. Condividere Mani: per stimolare iniziative che ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Noi del gruppo Laici Missionari Comboniani di Bologna abbiamo deciso di “uscire”.<br />
Uscire per incontrare le comunità parrocchiali, per riflettere e condividere sui Nuovi Stili di Vita.<br />
Condividere Testa: per capire i fenomeni in cui siamo immersi.<br />
Condividere Cuore: per sostenere le necessità di cambiamento interiore ed esteriore.<br />
Condividere Mani: per stimolare iniziative che ogni gruppo locale, parrocchiale può mettere in azione.<br />
Sentiamo importante intraprendere un cammino missionario che aiuti a mettere in discussione uno stile di vita sempre più consumistico e individuale, che accresce sempre di più le disuguaglianze sociali, locali e mondiali, oltre che danneggiare brutalmente la nostra Casa Comune: la Terra.<span id="more-2858"></span><br />
<a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/19nov2017_1.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2860" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/19nov2017_1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La drammaticità del nostro pianeta – maltrattato e ferito – e la tragicità delle condizioni di vita dei suoi abitanti non possono lasciarci indifferenti, è un grido che echeggia sempre più forte alle nostre orecchie e che è presente qui e ora.<br />
È inutile negare che i nostri stili di vita attuali hanno generato e stanno continuando a generare una serie di danni all’ambiente, nell’aumento della povertà, nelle miserie del mondo.<br />
Le nostre scelte, le nostre semplici azioni quotidiane, hanno una ripercussione su scala planetaria, da quello che usiamo e consumiamo, da quello che compriamo, da quello che utilizziamo e sprechiamo, il mondo è diventato un’unica casa dove siamo tutti interdipendenti e responsabili nell’averne cura. La stessa enciclica Laudato si’ ci esorta a superare l’individualismo e proporre uno stile di vita alternativo.<br />
Su queste premesse che guidano la nostra volontà, fede e impegno, ci siamo trovati domenica 19 novembre, in occasione della giornata mondiale del povero, nella parrocchia Cristo Re di Bologna per condividere con i parrocchiani sia il pranzo comunitario con i “poveri” della città, sia un momento di riflessione e condivisione sulle tematiche dei Nuovi Stili di Vita. È stato il nostro primo incontro “fuori”.<br />
<a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/19nov2017_2.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2861" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/19nov2017_2-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Con i parrocchiani abbiamo messo Testa, Cuore e Mani, emozioni, riflessioni e soprattutto la voglia di impegno e di costruire qualcosa di “buono”.<br />
Questo fa capire come è importante trovarsi insieme per tessere relazioni che escano dalla solitudine dell’impotenza, dalla solitudine urbana, sempre più povera e arida di gesti di convivialità e “umanità”. A piccoli passi vogliamo intraprendere questo cammino missionario, senza interessarci della quantità (tante persone? Poche persone?) ma della qualità e soprattutto di ogni singola persona che ha voglia di camminare con noi, perché insieme si cresce, si cammina, si condivide, si crea e si trasforma. La missione ci invita ad “uscire”, ad essere testimoni, ma non da soli, insieme agli Altri.<br />
Continueremo nel 2018 ad incontrare altre parrocchie, cercando di costruire alternative che nascano dalla solidarietà, dall’incontro, dalla convivialità e che aiutino a mettere in rete idee, iniziative, gruppi, in un impegno di giustizia.<br />
Come diceva Gandhi: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.</p>
<p>Emma</p>
<p>
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		<title>Cammino 2017-2018</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 18:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Cammino di formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Bologna-2017_2018.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-2809" title="scarica il pieghevole" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/Bologna-2017_2018.jpg" alt="" width="401" height="282" /></a></p>
<p>
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		<title>Incontro 17 dicembre 2016</title>
		<link>http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-17-dicembre-2016/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 21:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato un incontro di preparazione al Natale, per stupirci insieme dinanzi a un bambino che nasce, stupirci dinanzi a un Dio che per amore si fa bambino per noi. L’esperienza che abbiamo voluto vivere come gruppo è stata quella di celebrare un tempo di Natale che abbia il sapore di questa meravigliosa attesa. Attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/17dic2016_1.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2514" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="clicca per ingrandire" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/17dic2016_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>È stato un incontro di preparazione al Natale, per stupirci insieme dinanzi a un bambino che nasce, stupirci dinanzi a un Dio che per amore si fa bambino per noi.</span></span><br />
L’esperienza che abbiamo voluto vivere come gruppo è stata quella di celebrare un tempo di Natale che abbia il sapore di questa meravigliosa attesa. </span></span><br />
Attesa che tende all’Attenzione.</span></span><br />
Attenzione che porta all’Amore. </span></span><br />
Amore che porta a Dio.</span></span><br />
Ci siamo messi in ascolto della Parola del Vangelo di Luca (Lc 2,8-20) per imparare ad annunciare a tutte le persone, che incontriamo sul nostro cammino, la gioia di questa nascita.<span id="more-2510"></span></span></span><br />
Insieme, poi, abbiamo costruito il presepe prendendo ognuno un pastore e collocandolo vicino al bambino Gesù.</span></span><br />
<a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/17dic2016_2.jpg" target="_blank"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2515" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="clicca per ingrandire" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/17dic2016_2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Questa la nostra preghiera:</span></span><br />
Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima.</span></span><br />
Natale sei tu, quando canti al mondo un messaggio di pace, di giustizia e di amore.</span></span><br />
Natale sei tu, quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore.</span></span><br />
Sei anche i re magi, quando dai il meglio che hai, senza tener conto a chi lo dai.</span></span><br />
La musica di Natale sei tu, quando conquisti l’armonia dentro di te.</span></span><br />
Gli auguri di Natale sei tu, quando perdoni e ristabilisci la pace anche se soffri.</span></span><br />
(Dennis Doren)</span></span><br />
<a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/17dic2016_3.jpg" target="_blank"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2517" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="clicca per ingrandire" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/17dic2016_3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il nostro incontro ha visto la partecipazione di Emma, rientrata dopo tre anni dal Brasile. Ha raccontato la sua storia, il suo percorso e il cammino realizzato. Un cammino missionario tra gruppo LMC di Bologna e LMC del Brasile.</span></span><br />
Le parole di Emma sono state accompagnate da immagini che hanno mostrato il suo servizio missionario nella pastorale carceraria, nella periferia di Nova Contagem, Minas Gerais, nell’esperienza in Salvador con i </span></span><em>moradores de rua</em></span></span>, persone che vivono per strada.</span></span><br />
Bentornata nel gruppo e di nuovo in cammino con noi!</span></span><br />
Abbiamo condiviso la cena, dove ognuno porta qualcosa, e ricordato l’appuntamento del 24 dicembre, per la <a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/natale-bologna-2016.pdf" target="_blank">messa della notte di Natale</a> in stazione &#8211; con i senza dimora, i migranti, i poveri e con quelli che stanno vicino ai poveri -, e della <a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/marciapace2016.pdf" target="_blank">marcia per la pace</a> che si terrà a Bologna il 31 dicembre. </span></span><br />
Appuntamenti che ci vedono coinvolti nell’organizzazione con altre realtà missionarie sul territorio e ne siamo contenti.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un felice e sereno Natale a tutti… nessuno escluso!</span></span></p>
<p>
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<p><span class='st_facebook_hcount' st_title='Incontro 17 dicembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-17-dicembre-2016/' displayText='share'></span><span class='st_twitter_hcount' st_title='Incontro 17 dicembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-17-dicembre-2016/' displayText='share'></span><span class='st_email_hcount' st_title='Incontro 17 dicembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-17-dicembre-2016/' displayText='share'></span><span class='st_sharethis_hcount' st_title='Incontro 17 dicembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-17-dicembre-2016/' displayText='share'></span></p>
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		<title>Incontro 26 novembre 2016</title>
		<link>http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-26-novembre-2016/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 13:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 26 novembre ci siamo incontrati per il secondo appuntamento del nostro cammino LMC, proseguendo sul tema “Beati i misericordiosi”, guidati da alcuni brani, spunti di riflessioni e preghiere (per chi vuole è possibile scaricare il libretto). Abbiamo avuto la fortuna di ascoltare due testimonianze: Endurance, un giovane ventenne proveniente dalla Nigeria, che ha affrontato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016_1.jpeg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2485" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="clicca per ingrandire" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016_1-300x225.jpg" alt="" width="200" height="140" /></a>Il 26 novembre ci siamo incontrati per il secondo appuntamento del nostro cammino LMC, proseguendo sul tema “Beati i misericordiosi”, guidati da alcuni brani, spunti di riflessioni e preghiere (per chi vuole è possibile <a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016.pdf" target="_blank">scaricare il libretto</a>).<span id="more-2484"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016_2.jpeg" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2486" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="clicca per ingrandire" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016_2-300x168.jpg" alt="" width="200" height="120" /></a>Abbiamo avuto la fortuna di ascoltare due testimonianze: Endurance, un giovane ventenne proveniente dalla Nigeria, che ha affrontato il lungo viaggio per l’Italia passando dalla Libia, dopo 2 arresti e un viaggio di fortuna su di un barcone. Sperava di trovare un lavoro per mandare i soldi alla madre ammalata e ai 3 fratellini, ma appena arrivato è stato inserito in un campo di accoglienza in Sicilia e poi mandato a Catanzaro… dove la sua richiesta di asilo è stata respinta. Ora chiede l’elemosina per la strada, aspettando che il ricorso fatto con gli “avvocati di strada” per avere dei documenti vada a buon fine e gli permettano di lavorare… Nel frattempo purtroppo dalla Nigeria gli è arrivata la notizia che la mamma ammalata è morta e lui si è aggrappato alla sua fede in Dio per resistere, quella stessa fede che gli ha fatto attraversare il mare. Patiente era il nome della madre per la quale abbiamo pregato insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanti ”Endurance&#8221; incontriamo ogni giorno sulla strada… mentre corriamo al lavoro o andiamo a fare la spesa, mentre passeggiamo o mentre ci fermiamo a bere un caffè… Quante volte riusciamo a fermarci anche solo per un saluto o una stretta di mano, una parola di solidarietà e di accoglienza? Quanta indifferenza, paura, rabbia verso questi nostri fratelli arrivati da lontano. Ci siamo ripetuti che vivere e praticare la misericordia significa anche “VEDERE, FERMARSI E TOCCARE”, i primi verbi del buon Samaritano… e questi verbi devono fare parte anche del nostro essere LMC.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016_3.jpeg" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2487" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="clicca per ingrandire" src="http://www.laicicomboniani.it/wp-content/uploads/26nov2016_3-300x168.jpg" alt="" width="200" height="120" /></a>La seconda testimonianza è stata quella di Simone, LMC del gruppo di Venegono in partenza per il Centrafrica. È stato bello ascoltare le sue parole semplici e decise: la fede serve per costruire un mondo migliore, per realizzare il sogno di Dio: un mondo di giustizia. Lo accompagneremo con la nostra preghiera e con il nostro sostegno in questo viaggio… Grazie Simone, ci sentiamo parte di questo sogno e ti siamo vicini!</p>
<p>
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<p><span class='st_facebook_hcount' st_title='Incontro 26 novembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-26-novembre-2016/' displayText='share'></span><span class='st_twitter_hcount' st_title='Incontro 26 novembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-26-novembre-2016/' displayText='share'></span><span class='st_email_hcount' st_title='Incontro 26 novembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-26-novembre-2016/' displayText='share'></span><span class='st_sharethis_hcount' st_title='Incontro 26 novembre 2016' st_url='http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-26-novembre-2016/' displayText='share'></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Incontro 29 ottobre 2016</title>
		<link>http://www2019.laicicomboniani.it/incontro-29-ottobre-2016-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 12:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bologna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.laicicomboniani.it/?p=2480</guid>
		<description><![CDATA[Chiesa Missionaria, Daniele Comboni testimone della Misericordia Di seguito due testi… dei tanti che abbiamo letto, riflettuto e pregato durante l&#8217;incontro. Abbiamo seguito lo schema e la modalità della Lettura popolare della Bibbia e della Vita: 1. La misericordia: cosa intendiamo&#8230; 2. La misericordia in Gesù e nel vangelo di Luca. 3. La misericordia in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Chiesa Missionaria, Daniele Comboni testimone della Misericordia</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;"><br />
</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Di seguito due testi… dei tanti che abbiamo letto, riflettuto e pregato durante l&#8217;incontro.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Abbiamo seguito lo schema e la modalità della Lettura popolare della Bibbia e della Vita:</span></p>
<p><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">1. La misericordia: cosa intendiamo&#8230;</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">2. La misericordia in Gesù e nel vangelo di Luca.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">3. La misericordia in Comboni: lettere, cammino, missione, poveri.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">4. La misericordia per la Famiglia comboniana.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">5. La misericordia per me, per noi… oggi e qui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">È un fatto che Gesù nel Vangelo rivela la sua predilezione per i poveri. I suoi preferiti furono sempre i poveri; parla, infatti, più di poveri che di peccatori, più di feriti e malati che di malvagi, perché la Buona Notizia è proprio questa: </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;"><em>“</em>Il cristianesimo non è una morale ma una sconvolgente liberazione<em>”</em> </span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">(Giovanni Vannucci).<span id="more-2480"></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">MISERICORDIA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">«Misericordia» è una vecchia parola che, durante la sua lunga storia, ha acquisito un senso molto ricco. In greco, lingua del Nuovo Testamento, misericordia si dice </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">éléos</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">. Questa parola ci è famigliare nella preghiera </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Kyrie eleison</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">, che è una invocazione alla misericordia del Signore. </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Éléos </span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">è la traduzione abituale, nella versione greca dell’Antico Testamento, della parola ebraica </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">hésèd</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">. È una delle parole bibliche più belle. Spesso, la si traduce molto semplicemente con amore. </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Hésèd</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">, misericordia o amore, fa parte del vocabolario dell’alleanza. Da parte di Dio, designa un amore incrollabile, capace di mantenere una comunione per sempre, qualsiasi cosa capiti: «non si allontanerebbe da te il mio affetto» (Isaia 54,10). Poiché l’alleanza di Dio con il suo popolo è sin dall’inizio una storia di infedeltà e nuovi inizi (Esodo 32–34), è evidente che un simile amore incondizionato suppone il perdono, non può che essere misericordia. </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">Éléos </span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">traduce ancora un altro termine ebraico, quello di </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">rahamîm</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">. Questa parola va spesso di pari passo con </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">hésèd</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">, ma è più caricata di emozioni. Letteralmente, significa le viscere, è una forma plurale di </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">réhèm</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">, il seno materno. La misericordia, o la compassione, è qui l’amore avvertito, l’affetto di una madre per il suo bambino (Isaia 49,15), la tenerezza di un padre per i suoi figli (Salmo 103,13), un intenso amore fraterno (Genesi 43,30). La misericordia, in senso biblico, è molto di più di un aspetto dell’amore di Dio. </span><em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">La misericordia è come l’essere stesso di Dio</span></em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">. Per tre volte davanti a Mosè, Dio pronuncia il suo nome. La prima volta, egli dice: «Io sono colui che sono» (Esodo 3,14). La seconda volta: «Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia» (Esodo 33,19). Il ritmo della frase è lo stesso, ma la grazia e la misericordia si sostituiscono all’essere. Per Dio, essere quello che è, è fare grazia e misericordia. Questo conferma la terza proclamazione del nome di Dio: «Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà» (Esodo 34,6). Quest’ultima formula è stata ripresa nei profeti e nei salmi, in particolare nel salmo 103 (v. 8). Nella sua parte centrale, (versetti 11-13), questo salmo si meraviglia della vastità inaudita della misericordia di Dio. «Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia…»: è l’altezza di Dio, la sua trascendenza. Ma è anche la sua umanità, se si osa dire: «Come un padre ha pietà dei suoi figli…». Così trascendente e allo stesso tempo così vicina, essa è capace di togliere ogni male: «Come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe». La misericordia è ciò che c’è di più divino in Dio, essa è anche ciò che c’è di più compiuto nell’uomo. «Ti corona di grazia e misericordia», dice ancora il salmo 103. Bisogna leggere questo versetto alla luce di un altro versetto del salmo 8 dove è detto che Dio corona l’essere umano «di gloria e di onore». Creati a sua immagine, gli umani sono chiamati a condividere la gloria e l’onore di Dio. Ma è la misericordia e la tenerezza che ci fanno realmente partecipare alla vita stessa di Dio. La parola di Gesù: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (Luca 6,36) fa eco all’antico comandamento: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo» (Levitico 19,2). Alla santità, Gesù ha dato il volto della misericordia. È la misericordia che è il più puro riflesso di Dio in una vita umana. «Con la misericordia verso il prossimo tu assomigli a Dio» (Basilio il Grande). La misericordia è l’umanità di Dio. Essa è anche l’avvenire divino dell’uomo.</span></p>
<p><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">(Dal sito di Taizé)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“Tenendo sempre gli occhi fissi in Te, Crocifisso, amandoti teneramente e procurando di intendere sempre meglio cosa vuol dire un Dio morto in croce per la salvezza degli uomini” </em><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;">(Daniele Comboni, cfr. S 2721).</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>LETTERA ALLA FAMIGLIA COMBONIANA<br />
PER IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">«Questo Cuore adorabile … ricco d’ogni grazia, non vi fu istante &#8230; in cui non palpitasse del più puro e misericordioso amore per gli uomini. Dalla sacra culla di Betlemme s&#8217;affretta ad annunziare per la prima volta al mondo la pace: fanciulletto in Egitto, solitario in Nazaret, evangelizzatore in Palestina divide coi poveri la sua sorte, invita a sé i pargoli e gl&#8217;infelici conforta, risana gl&#8217;infermi e rende agli estinti la vita; richiama i traviati e ai pentiti perdona; morente sulla croce mansuetissimo prega pei suoi stessi crocifissori; risorto glorioso manda gli Apostoli a predicare la salute al mondo intero</span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">» (S 3323).</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>Carissimi Sorelle e Fratelli della Famiglia Comboniana,</strong></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><br />
con questa lettera, frutto del momento di preghiera, riflessione e condivisione che abbiamo vissuto insieme al termine dell’anno della Vita Consacrata e all’inizio dell’Anno Giubilare della Misericordia, desideriamo offrire a tutti i membri della Famiglia Comboniana, alcune nostre riflessioni e, soprattutto, invitare ciascuna/o a vivere in profondità le sfide e le opportunità che l’Anno giubilare ci offre personalmente e come Famiglia. A tal fine desideriamo proporvi una giornata comune di preghiera, ricordando quanto Comboni ci diceva: </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“l’onnipotenza della preghiera è la nostra forza”</em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><span style="font-size: small;"> (S 1969).</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em><strong>Miserando atque eligendo</strong></em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>: </strong></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>amati-perdonati / chiamati-perdonati</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Chiamate/i, per grazia di Dio, a seguire Cristo sulle orme di San Daniele Comboni </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità&#8230;” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(Ef 1,4)</span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em> </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">abbiamo, come parte integrante del nostro DNA carismatico, la chiamata a contemplare il Cuore trafitto di Cristo sulla Croce, espressione più eloquente della misericordia infinita di Dio per l’umanità intera e di lasciarci trasformare, affinché diveniamo anche noi, abbraccio di amore e di misericordia per tutte/i. Questo</span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>, “a lode e gloria della sua grazia che ci ha dato nel suo Figlio diletto, nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(Ef 1,6-7).</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Come tutte le discepole e i discepoli di Cristo, siamo consapevoli che il Vangelo che vogliamo </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>annunciare </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">ci supera. Sappiamo bene che la sequela di Gesù Cristo, che ci chiama a testimoniarlo con la nostra vita e le nostre parole, è esigente e noi non sempre siamo all’altezza del messaggio che Lui ci affida: ci manca, a volte, profondità per vivere secondo la nostra chiamata.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Nella preghiera personale, nella vita sacramentale, nella direzione spirituale e nell’incontro con i nostri fratelli e sorelle sperimentiamo la misericordia di Dio. Siamo grate/i allo Spirito Santo che opera nel nostro cuore, donandoci lo spirito di pentimento e di purificazione. Ringraziamo Dio per il dono della gioia di essere perdonate/i che ci rinnova e ci abilita a ricominciare ogni giorno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em><strong>Misericordes sicut Pater</strong></em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>: all’interno delle nostre comunità e famiglie</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Dio ci ama e ci perdona facendoci sperimentare questo mistero attraverso l’incontro personale con Lui ed esprime la sua misericordia attraverso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Nelle nostre comunità e famiglie siamo chiamate/i allora ad accoglierci reciprocamente, grazie allo Spirito Santo che ci unisce attorno a Gesù e ci rende sempre più cenacolo di apostole/i.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Nella vita quotidiana, nei momenti di correzione fraterna e nei nostri incontri e raduni, scopriamo quanto viviamo della misericordia reciproca. Ci aiutiamo a crescere, a purificarci e a riconciliarci quando tutti ci impegniamo a vivere la buona notizia dell’amore misericordioso di Dio.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">I fratelli, le sorelle, i famigliari ci fanno capire che ci perdonano quando pazientano e camminano al passo con noi; ci fanno toccare l’amore quando ci danno fiducia, nonostante i nostri limiti. Quando la comunità e la famiglia vivono di misericordia, diventano uno spazio di grazia, un luogo di guarigione e riconciliazione nel quale si costruisce comunione e vita, non negando fatiche, debolezze e limiti propri e altrui.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Tutto questo qualifica l’esperienza di misericordia che viviamo fra noi. </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“La misericordia non è contraria alla giustizia ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(MV 21).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em><strong>Misericordes sicut Pater</strong></em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>: </strong></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>nella comunità apostolica</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Dio nostro Padre ci ha chiamate/i a servire e a lavorare insieme, come comunità apostolica; in questo luogo di collaborazione, noi siamo sfidate/i a crescere nel nostro cammino di uscita da noi stesse/i e di configurazione a Cristo, servo obbediente. Chiamate/i a vivere il nuovo comandamento dell’amore, </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“Che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(Gv 13,34-35), il Signore ci dona tutte le grazie necessarie per condividere la sua misericordia e ci rende capaci di perdonarci.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Il dono della misericordia ci rende capaci di uscire da noi stesse/i, di vivere gesti di tenerezza e di essere caritatevoli tra di noi: di compiere, cioè, opere di carità spirituale e corporale in mezzo a noi.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Spesso, è difficile per noi ‘vivere di misericordia’, assumere i sentimenti del cuore di Gesù. A volte, siamo più portate/i ad essere caritatevoli con quelli che sono fuori delle nostre comunità, delle nostre famiglie, dimenticando coloro con cui viviamo e lavoriamo quotidianamente, come comunità evangelizzatrici. Dio, che ci vuole misericordiose/i, desidera che pratichiamo la misericordia, prima di tutto, fra noi e con i più vicini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em><strong>Misericordes sicut Pater</strong></em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>: </strong></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>con il popolo di Dio</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Il nostro servizio, ci invita ad affidarci al popolo di Dio che ci accoglie nel Suo nome. L’esperienza ci insegna che se siamo umili e aperte/i, i nostri fratelli e le nostre sorelle useranno misericordia verso di noi. Atteggiamenti di arroganza o superiorità da parte nostra evocheranno un altro tipo di risposta. La chiamata a vivere di misericordia, come l’ha vissuta Comboni, ci obbliga ad un cammino di conversione e di guarigione, per poter vivere le nostre relazioni con semplicità, umiltà e umanità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em><strong>Misericordes sicut Pater</strong></em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>: </strong></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>verso le nostre istituzioni</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Lungo il cammino della nostra appartenenza ai nostri Istituti / gruppi / famiglia comboniana, i nostri sentimenti di amore, di sano orgoglio e di gratitudine dovrebbero crescere con il passare degli anni. Ma, a volte, si riscontrano anche sentimenti di amarezza, critica distruttiva, il ‘</span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>terrorismo delle chiacchiere’</em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">, come lo chiama Papa Francesco. Si potrebbe dire che questo fa parte della nostra condizione umana, segnata dal peccato, ancora in via di trasformazione. Le nostre debolezze non dovrebbero meravigliarci o essere motivo di scandalo. Non dovrebbero far venire meno il nostro senso di appartenenza e la gioia di essere Comboniana/o, o diminuire il desiderio e l’impegno a vivere, in modo degno, la chiamata ad essere Santi e Capaci, sulle orme di San Daniele Comboni.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">In quest’anno della misericordia, lasciamoci riconciliare con i nostri disagi e ferite e rivestiamoci davvero </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza&#8230;” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(Col 3,12) e, così, ravvivare il nostro amore verso la nostra grande Famiglia Comboniana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em><strong>Misericordes sicut Pater: </strong></em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>strumenti della misericordia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">L’esperienza della misericordia ci riempie di gioia e del desiderio di proclamare che </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“la sua misericordia e il suo amore è da sempre” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(Salmo 25.6).</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><span style="font-size: small;">A esempio di San Daniele Comboni, l’esperienza della misericordia divina ci fa dilatare il cuore ed estendere le braccia verso l’umanità sofferente affinché </span></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>“possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">(2Cor 1,4). Attraverso la nostra testimonianza, servizio e presenza fra il popolo di Dio, attraverso il nostro </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em>essere missione</em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">, siamo chiamate/i a partecipare all’opera salvatrice del Dio misericordioso rivelato in Gesù.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><strong>E dunque… Celebriamo la misericordia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">In questo Anno Giubilare, per intercessione di Maria, Madre della Misericordia, chiediamo </span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">a Dio Padre</span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"><em> </em></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">il dono di riconoscerci bisognose/i della Sua misericordia e desiderose/i di essere riconciliate/i: con noi stesse/i, con i nostri fratelli e sorelle in comunità, con i nostri famigliari, con i nostri collaboratori/trici, con i Popoli che serviamo, con i nostri Istituti e gruppi comboniani.</span><br />
<span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Invitiamo, dunque, tutti i membri della Famiglia Comboniana, SMC, ISMC, MCCJ, LMC e altri Gruppi/movimenti che s’ispirano al carisma comboniano, a celebrare, il 17 marzo prossimo, il XX anniversario della beatificazione di San Daniele, con una giornata di preghiera-contemplazione della </span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.comboni.org/contenuti/107782-la-misericordia-nella-vita-e-nell-azione-di-san-daniele-comboni"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Misericordia di Dio in Comboni</span></a></span></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">. È un invito, come suoi figli/e a lasciarci trasformare dalla </span><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.comboni.org/contenuti/107970-cuore-di-cristo-tempio-della-divina-misericordia"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Misericordia del Cuore di Gesù</span></a></span></span><span style="color: #860758;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;"> </span></span><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">e a ravvivare la nostra compassione e l’impegno di annunziare, con parole e opere, il Dio-Misericordia ai fratelli e sorelle più abbandonati e sofferenti.</span></p>
<p><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Con grande affetto vi salutiamo</span></p>
<p><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">I Consigli Generali e Coordinatore Comitato Centrale LMC:<br />
SMC &#8211; Suore Missionarie Comboniane<br />
ISMC &#8211; Istituto Secolare Missionarie Comboniane<br />
MCCJ &#8211; Missionari Comboniani del Cuore di Gesù<br />
LMC &#8211; Laici Missionari Comboniani</span></p>
<p><span style="font-family: Nimbus Sans L,sans-serif;"><span style="font-family: Nimbus Sans L,serif;">Roma, febbraio 2016</span></span></p>
<p>
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